Intervento di Giulia D’Amico

Si è da pochi giorni concluso il progetto sugli Stolpersteine (pietre d’inciampo) coordinato dal prof. Luciano Biondi che ha visto la partecipazione di 25 studenti del liceo scientifico e di altrettanti alunni delle scuole medie di Castel Frentano. Abbiamo già pubblicato qualche tempo fa la locandina che annunciava la manifestazione finale.

Quello che segue è l’intervento di Giulia D’Amico (5C) il 7 gennaio scorso tenuto in occasione della posa in opera di cinque pietre d’inciampo a Castel Frentano.

Gli Stolpersteine, in italiano definiti come Pietre d’inciampo, nascono da un’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig volta a  depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti. Si tratta di un semplice sampietrino il quale reca incisi sulla superficie superiore, rivestita di ottone, nome e cognome, data di nascita, data e luogo di deportazione nonché data di morte del deportato. Queste sorgono nei pressi dell’abitazione dei deportati, dai luoghi da cui sono stati strappati ai loro affetti e alle loro occupazioni, per essere uccisi senza nemmeno esser degni di sepoltura.

Gunter Demnig prepara ogni singolo Stolperstein e lo interra personalmente, pienamente consapevole della responsabilità che porta. Così dice: “Sono sempre inorridito ogni volta che incido i nomi, lettera dopo lettera. Ma questo fa parte del progetto, perché così ricordo a me stesso che dietro quel nome c’è un singolo individuo. Si parla di bambini, di uomini, di donne che erano vicini di casa, compagni di scuola, amici e colleghi. E ogni nome evoca per me un’immagine. Vado nel luogo, nella strada, davanti alla casa dove la persona viveva. L’installazione di ogni Stolperstein è un processo doloroso ma anche positivo perché rappresenta un ritorno a casa, almeno della memoria di qualcuno.”

Il verbo stolpern della parola Stolperstein presenta nella sua forma attiva il significato di attivare la memoria, mentre significa inciampare nella forma passiva. Tutte e due queste valenze si riflettono pienamente nel nome stesso del progetto. Le Pietre d’inciampo sono poste là dove ebbe inizio la deportazione per tante categorie di perseguitati e, proponendo un concreto intreccio fra memoria e storia, indicano delle vere e proprie “ferite della città” che rinviano a loro volta a una dimensione più ampia, di ambito europeo, riguardante l’articolato quadro della repressione e delle vittime del nazismo.

Pensati nel 1993, due anni dopo furono installati per la prima volta senza autorizzazione nella città di Colonia; oggi gli Stolpersteine sono diffusi in centinaia città europee e in diciassette Stati, tra cui l’Italia, e ciascuno di essi, in modo transnazionale, partecipa alla costruzione di questo monumento diffuso, mosaico di memorie europee.

Oggi anche Castel Frentano entra a far parte di questo “mosaico” di memorie, divenendo la città con più pietre d’inciampo d’Abruzzo, ridonando la vita a due famiglie, a cinque persone, le cui storie si sono intrecciate proprio qui in questo luogo. Parliamo della famiglia Nagler e della famiglia Fuerst, entrambe provenienti da Trieste e i loro destini assunsero lo stesso colore a partire da questo piccolo paese.

La famiglia Nagler era composta da Salo, Adele e Giacomo, il loro unico figlio. Salo Nagler, ebreo, nacque a Sloboda, nell’attuale Ucraina, il 23 marzo 1886.  Adele Fitzer, sua moglie, a Stanislawow in Polonia, il 19 ottobre 1888. Il 19 luglio 1913 venne al mondo il piccolo Giacomo, sempre a Stanislawow, in Polonia. Nel maggio 1920 Salo si trasferì insieme alla sua famiglia a Trieste ed intraprese la carriera di commerciante avviando un negozio di ferramenta. Salo, Adele e Giacomo sarebbero dovuti partire per l’America nel luglio del 1940. I documenti erano pronti, tutto era pronto per raggiungere il fratello di Salo, Emanuele, che viveva a New York. Le cose però non andarono come sarebbero dovute andare. L’Italia entrerà il guerra il 10 giugno di quell’anno e la sorte della famiglia Nagler ne sarà irrimediabilmente segnata. Un mese dopo lo scoppio della guerra Salo fu arrestato e poi internato nel campo di concentramento di Casoli. I primi giorni dell’aprile del 1941 venne trasferito a Lanciano. Il 7 giugno di quello stesso anno arrivò nel campo di internamento di Castel Frentano, insieme alla moglie Adele. Il figlio Giacomo fu arrestato e poi internato nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia il 29 luglio 1940. Il 14 settembre fu trasferito nel campo di Casoli. Il 6 dicembre giunse nel campo di internamento di Castel Frentano, dove erano già i suoi genitori.

Per quanto riguarda la famiglia Fuerst sappiamo che era composta unicamente da moglie e marito, i quali nomi erano Betty ed Arturo. Arturo Fuerst, ebreo, nacque a Danzica, in Polonia, il 6 gennaio 1886. Betty Abrahamson, ebrea, nacque a Karthaus, in Germania, il 16 aprile 1892. Nel novembre del 1939 si trasferirono insieme a Trieste, città in cui Arturo intraprese anch’egli, come Salo Nagler, la carriera di commerciante. Arturo venne arrestato e poi internato nel campo di concentramento di  Casoli,  il 10 luglio 1940. Il 23 novembre fu trasferito a San Vito Chietino, dove venne raggiunto dalla moglie il 16 maggio 1941. Il 25 maggio 1941 si stabilirono nel campo di internamento di Castel Frentano.

Di queste due famiglie abbiamo pochissime notizie, ma è la più importante a non essere stata persa, la notizia che ci permette di ricucire la trama intrecciata delle loro storie, la notizia che ci permette di essere qui oggi a fare memoria di loro, qui in questo preciso luogo.

Salo, Adele, Giacomo, Arturo e Betty, dopo essere stati arrestati i primi di novembre del 1943 da Castel Frentano vennero trasferiti nel carcere di San Vittore a Milano, e poi caricati sul convoglio n.6  (binario 21) che li portò, il 6 febbraio 1944 nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Si tratta dello stesso convoglio che ospitò la famiglia Grauer, composta da Samuel, Rosa e i loro figlioli Tito e Marco, i cui nomi sono incisi sulle pietre d’inciampo posizionate a Lanciano lo scorso 16 gennaio 2019.

Vite che camminano all’unisono e che si fanno portatrici del vissuto di tante altre famiglie, che come loro hanno patito la “pena” di esser nati ebrei in un mondo che concepisce l’altro come diverso e non come fratello, amico o simile.  Anche oggi risentiamo di questa tendenza, in un momento storico in cui l’accoglienza, il confronto e l’uguaglianza dovrebbero essere valori ben radicati, visti gli errori commessi nel passato.

“ E voi, imparate che occorre vedere
e non guardare in aria; occorre agire
e non parlare. Questo mostro stava,
una volta, per governare il mondo!
I popoli lo spensero, ma ora non
cantiamo vittoria troppo presto:
il grembo da cui nacque è ancor fecondo.”
(Bertold Brecht)

Desidero lasciarvi con questa frase, la quale dovrebbe costituire per molti uno spunto di riflessione nei confronti di ciò che è accaduto e di ciò che sta accadendo oggi. Mi piacerebbe porre l’accento sul valore della memoria, memoria come arma contro l’oblio. Fare memoria è importante per non commettere gli stessi errori, per attualizzare il passato e trarne insegnamento, per costruire un mondo migliore, un mondo diverso. Spetta a noi giovani specchiarci sulle lamine d’oro di queste pietre d’inciampo, coglierne il senso più profondo e farci portatori di questo messaggio affinché l’uomo non si macchi più di simili orrori.

Gli sfidanti al Consiglio d’Istituto affilano le armi. Obiettivi, programmi, pregi e difetti di tutte le liste.

Lista 1 “NOI CON VOI”: Giacomo Pellicciaro (IV A), Alessio Pellicciotta (IV F), Davide Nasuti (III L), Nicola Fresco (V D). 

Lista 2 “SILEO”: Antonio Di Toro (V A), Giuseppe Bellisario (V A), Giorgia Galante (IV D), Francesco Bozzelli (IV B). 

Lista 3 “YOSHI”: Luca D’Addario (V E), Samuele Stante (IV D), Sabia Romagnoli (V D), Daniele D’Alonzo (IV G), Mattia Russo (V B).  

“Passiamo dalle parole ai fatti”, poteva essere questo lo slogan per ognuna delle liste che si sono presentate ed è questa la prima domanda che poniamo ai candidati: 

Come saranno le nuove assemblee? 

Lista 1: “Le assemblee sono un punto fondamentale del nostro programma: abbiamo già stilato, per renderle più efficaci, un calendario tematico. Tutte le proposte relative alle assemblee saranno presentate durante il comitato studentesco. Il mese di dicembre vedrà affiancarsi il concerto di Natale alla settimana dello studente. Nel mese di gennaio affronteremo l’importante tema della memoria, cercando di trattare anche il ricordo delle foibe. Durante l’assemblea di febbraio si parlerà di “prevenzione online” con l’intervento della polizia postale, mentre il mese di marzo vedrà protagonista il cinema, con la giornata dedicata alla piattaforma Netflix e l’uscita didattica al cinema, che, a differenza dello scorso anno, sarà estesa anche al biennio. Il tema dell’assemblea di aprile sarà “la vita” con l’intervento di Sammy Basso, un cittadino italiano affetto da progeria, che per diffondere le conoscenze sulla propria malattia e per promuovere la ricerca ha fondato l’Associazione Italiana Progeria Sammy Basso.” 

Lista 2: “Durante le nostre riunioni abbiamo spesso parlato delle assemblee. Sono uno dei nostri punti fondamentali e ci teniamo davvero tanto. Ci siamo trovati tutti in accordo sul fatto che esse debbano essere completamente riorganizzate in quanto negli anni la tendenza a fare assenza o ad usare le assemblee come una pura perdita di tempo è andata via via peggiorando. L’unico modo per suscitare un nuovo e rinnovato interesse da parte degli studenti è quello di rendere le assemblee un momento di formazione per ogni alunno, allontanandosi dalle tematiche prettamente didattiche e concentrandosi su ciò che realmente servirà loro in una futura prospettiva lavorativa. Secondo noi, solo ospiti esterni e figure prese da una realtà diversa da quella scolastica possono suscitare questo interesse. A livello prettamente organizzativo pensiamo sia giusto avere un momento di ritrovo iniziale con tutti gli alunni per elencare in modo preciso i punti all’ordine del giorno e indirizzare gli alunni nella scelta dei corsi nella maniera migliore possibile.” 

Lista 3: “Vogliamo cercare di rivalutare le assemblee che da qualche anno, forse, vengono  scambiate da molti come giornate per stare a casa. Speriamo di far capire il vero valore dell’assemblea in particolare ai ragazzi del biennio in quanto loro sono il futuro di questa scuola. L’obiettivo è quello di rendere più attivo il ruolo degli studenti durante queste giornate sia affidando loro la realizzazione di alcuni corsi ma anche stabilendo i temi delle giornate  ascoltando i pareri dei rappresentanti di classe durante il comitato studentesco. In questo modo le idee di ogni classe saranno tenute in considerazione. I corsi degli studenti verranno controllati per assicurare la loro validità nei giorni precedenti l’assemblea, in questo modo cercheremo di evitare che ci siano corsi improvvisati e poco formativi. Altri corsi saranno invece affidati ai docenti ed altri ancora ad esperti esterni in modo da relazionarci anche con altre figure e per portare un po’ del mondo esterno nella nostra scuola. Cercheremo di rendere i corsi meno confusionari assegnando un numero limitato di posti per ogni corso e facendo delle iscrizioni nei giorni che precedono l’assemblea, in questo modo ognuno potrà organizzare la propria giornata scegliendo i corsi da frequentare in anticipo. Il tutto sarà svolto in collaborazione con il servizio d’ordine che riveste sicuramente un ruolo importante per una buona riuscita dell’assemblea.”  

Un difetto delle altre due liste? 

Lista 1: “Consideriamo i loro programmi in parte riduttivi, probabilmente non interverranno su tutti gli aspetti sui quali, invece, si concentrerà la lista 1.” 

Lista 2: “La lista 1 si dimostra scarsamente coerente con le proprie scelte e i propri punti facendo realmente acqua da tutte le parti. Per quanto riguarda la lista 3 non ci sono difetti, almeno in questi giorni di campagna elettorale e ammiriamo molto il loro lavoro e impegno.” 

Lista 3: “Ci sentiamo in sintonia con la lista 2, con la quale abbiamo delle idee e dei punti molto simili. Relativamente alla lista 1 pensiamo che le idee siano belle ma che forse, per la grande quantità di punti, ci sia una scarsa probabilità di realizzazione. 

Un pregio delle altre liste? 

Lista 1: “Tutte le liste hanno presentato dei programmi efficaci e sono state capaci di individuare le più urgenti problematiche della nostra scuola.” 

Lista 2: “Nella lista 1 ci sono numerose proposte e progetti: ma siamo davvero sicuri che sia un pregio? Per quanto riguarda la lista 3 invece pensiamo che sia un gruppo coeso e compatto con idee realizzabili e molto coinvolgenti.” 

Lista 3: “Sicuramente nessuno si ritiene più importante degli altri, infatti tutti noi siamo fondamentali per il conseguimento delle nostre proposte. Proprio per questo, anche dopo l’elezione dei rappresentanti, ci consulteremo per le scelte da prendere per il bene del nostro istituto.” 

Vincenzo Polidoro (VD), Natalia Brighella (VD), Daniele Di Prinzio (VB)

I rappresentanti della Consulta Provinciale. Conosciamoli meglio.

Il 24 ottobre 2019 presso il Liceo Scientifico “Galileo Galilei” si sono tenute le elezioni per la Consulta Provinciale. L’esito delle votazioni ha visto come vincitori Edoardo Di Nunzio della V B e Kristian Gjika della IV F. In questa intervista cerchiamo di conoscerli meglio.

Redazione: Nome?

Edoardo: Edoardo.

Kristian: Kristian.

Redazione: Cognome?

Edoardo: Di Nunzio.

Kristian: Gjika.

Redazione: Dal momento che diversi, sfortunatamente, non hanno la benché minima idea di cosa sia la consulta provinciale, potreste spiegarci brevemente di cosa si tratta?

Edoardo: La consulta provinciale è un organo consultivo formato da due rappresentanti per istituto della provincia; all’interno di essa ci si confronta con gli altri studenti su problematiche e temi comuni alle varie scuole.

Kristian: La C.P.S. è un organismo istituzionale che si riunisce in assemblee plenarie aventi cadenza mensile. Le funzioni sono molto varie e, in linea di massima, l’obiettivo è quello di rappresentare la scuola ad un livello superiore a quello del singolo istituto. Ciò porta alla creazione di reti di scuole che collaborano per migliorare il tenore di vita in tutti gli edifici scolastici della provincia.

Redazione: Appurato il significato del ruolo che ricoprite vorremmo sapere quali sono i motivi che vi hanno spinto alla candidatura.

Edoardo: Mi sono candidato perché ci sono diversi aspetti migliorabili nella nostra scuola che vorrei contribuire a cambiare in meglio.

Kristian: Mi sono candidato perché credo di poter contribuire in maniera effettiva al miglioramento di questa scuola attraverso le idee che ho proposto con la mia lista. 

Redazione: Provenienti da due liste diverse, avete sicuramente avuto di che discutere. Nonostante ciò, avete già trovato dei punti in comune?

Edoardo: Si , abbiamo molti punti in comune, a partire da quello che è il nostro obiettivo principale per quest’anno e cioè la riapertura della Batcaverna.

Kristian: Si, con Edoardo finora sono riuscito a lavorare bene. Nonostante proveniamo da liste diverse il fine ultimo è quello di migliorare la scuola.

Redazione: Avendo acquistato ormai un po’ di “potere” ed essendo responsabili anche in minima parte di noi, credete di essere in grado di cambiare la scuola o per lo meno migliorarla?

Edoardo: Il cambiamento non parte mai dal singolo , dobbiamo essere tutti noi insieme ( noi scuola ) a farci valere e a manifestare i nostri problemi. Quello che possiamo garantire è l’impegno per far mobilitare tutti gli studenti affinché si cambi veramente.

Kristian: Sono convinto che dei cambiamenti possano avvenire già quest’anno. Abbiamo avuto un colloquio con il Vicepreside e abbiamo delineato quelli che saranno i punti su cui ci focalizzeremo nel prossimo periodo.

Redazione: Sinceramente, credete che l’esito delle elezioni sia dovuto alle vostre idee o anche ad altro?

Edoardo: Penso che il mio programma sia molto valido , concreto e chiaro e gli studenti lo hanno capito dandomi una grande fiducia.

Kristian: Ritengo che i voti che ho ricevuto siano dovuti alle idee che ho portato durante il dibattito e che la maggioranza dei consensi siano dovuti alle mie proposte.

Redazione: Che cosa pensate della visibilità che questo ruolo vi sta portando o vi porterà in futuro?

Edoardo: Ti dà molta visibilità quest’incarico. Ma è anche e soprattutto una grande responsabilità poiché devi cercare di essere di esempio per gli altri.

Kristian: Non ho notato grandissimi cambiamenti nella quotidianità scolastica. Sicuramente ora ci sono più persone che sanno il mio nome e mi conoscono di vista, ma ciò non influisce in maniera rilevante.

Redazione: Dopo averci illuminato in ambito formale, siamo curiosi di conoscervi meglio.

Redazione: Da dove vieni?

Edoardo: Vengo da Treglio ma mi ritengo un lancianese a tutti gli effetti.

Kristian: Ortona.

Redazione: Qual è la tua materia preferita?

Edoardo: Matematica.

Kristian: Non ne ho una in particolare, ma ho una vocazione più scientifica che umanistica, quindi la scelta ricade su una tra matematica, scienze e fisica.

Redazione: Qual è il tuo sport preferito?

Edoardo: Ciclismo.

Kristian: Il calcio, anche se apprezzo anche le arti marziali.

Redazione: E la tua ragazza ideale?

Edoardo: Beh che dire….  Sicuramente una ragazza sveglia , simpatica , solare, che ami fare sport e condurre una vita sana.

Kristian: Non ho in mente un’immagine precisa di come sia, sicuramente deve essere una ragazza intelligente, con cui mi trovi bene e possa parlare liberamente.

Redazione:  Che cos’è per te l’amore?                                                    

Edoardo: L’amore è il motore della vita. Tutto ciò che facciamo è guidato dall’amore… L’amore per le attività preferite, l’amore per i nostri familiari e amici e poi l’amore per la persona speciale da cui ti senti apprezzato e che apprezzi pur essendo inizialmente a te estranea.                                  

Kristian: L’amore è l’istinto umano meno razionale che ci sia, perché va al di là di tutto e tutti. Se è vero, forma legami indissolubili che spesso visti da fuori non hanno senso.

Redazione: Nella vita tendete a seguire il lato razionale, e quindi la ragione, o quello irrazionale, ovvero il cuore?

Edoardo: Il cuore è una componente importante per me, però cerco sempre di essere il più razionale possibile valutando le possibilità ed i rischi di ogni cosa che faccio.

Kristian:  Mi piace pensare di essere razionale e di fare la maggior parte delle mie azioni ragionando. Ovviamente non è sempre così e spesso l’istinto e la passione possono portare a soluzioni impensabili.

ROSSELLA CEFARATTI e JESSICA DI SCIULLO  3F

Bilanci dallo Sportivo.

Si dice che il tempo passi in fretta.
Si dice che esso sia veloce come un ghepardo.
Si dice che la vita sia un brivido che vola via, un equilibrio sopra la follia.
Vasco ci insegna che questa stessa vita, nonostante sia breve, va vissuta, ma vissuta veramente. In questi 5 anni ho capito che la “Vita Spericolata” citata nella sua più che nota canzone esiste davvero: basta sorridere ad essa così com’è.
Con molta nostalgia va ammesso che ne abbiamo affrontate di cotte e di crude, nel bene e nel male: a numerosissime attività organizzate ad hoc per il nostro Indirizzo, si sono affiancate diverse critiche legate al rendimento didattico degli alunni ed al loro comportamento “vivace”. Critiche spesso vere, ma altrettanto spesso altro non erano che luoghi comuni. Sì, perché il Liceo Scientifico Sportivo è spesso stato al centro di numerose discussioni: ciononostante, come tali, ci hanno dato sempre l’opportunità di crescere, come uomini prima che come studenti. Anthony Jay Robbins (meglio noto come Tony), autore e filantropo americano, sostiene che “Ogni problema è un dono – Senza problemi non sapremmo crescere”. E di chance per crescere, per quanto ci riguarda, ne abbiamo avute tante. Siamo stati infatti accompagnati in un percorso estremamente variopinto, fatto di tante opportunità, tante occasioni per formarci e tante attività per approfondire lo sport in tutte le sue sfumature. Già, perché questo Indirizzo presuppone uno studio mirato delle Scienze Motorie e Sportive, le quali vengono messe sullo stesso piano delle materie comuni ad ogni indirizzo.
Ebbene sì, questo viaggio si conclude con tanti bei ricordi di momenti passati, tante lacrime di gioia per averli vissuti, ma soprattutto tanta speranza: la speranza di chi sa che ci sono stati compagni di viaggio i cui nomi rimarranno indelebili, scolpiti nel nostro cuore.
Questa sarà la nostra forza sempre: siamo un Indirizzo diverso, ma proprio perché tale ci siamo distinti in tutto, nel bene e nel male.
Fiero di aver scelto “lo Sportivo”, orgoglioso dei miei compagni e soddisfatto delle nostre decisioni, saluto queste 4 nostalgiche mura, che tanto mi hanno lasciato, e tanto hanno ricevuto.
Infine va oltremodo ringraziato chi mi ha accompagnato ogni giorno in questa colorata avventura: sappiate che io, per quanto difettoso possa essere, non vi dimenticherò mai.

Mattia Moretta V I

Gambe, cuore, mente.

Passione, cultura, sacrificio: gli ingredienti fondamentali di una carriera difficile, certo, ma straordinariamente affascinante.
Questa è la ricetta che Paolo Gambescia ha suggerito ai ragazzi del Liceo Scientifico “Galilei”, dell’Istituto “De Titta-Fermi” e della Scuola Media “Umberto I” di Lanciano, riunitisi ieri alla Casa di Conversazione per confrontare le loro esperienze di giornalisti “in erba” con quelle di un professionista della carta stampata, che ha diretto in passato quotidiani come “Il Messaggero”, “Il Mattino”, “L’Unità” e si è occupato per oltre quarant’anni di politica, mafia, scandali giudiziari.
Un fiume in piena di ricordi: dai suoi esordi, nella redazione del “Messaggero” a Lanciano, sotto la guida esperta del prof. Emiliano Giancristofaro, passando per i primi incarichi di cronaca nera nella redazione romana del giornale fondato da Antonio Gramsci, fino alle esperienze successive da direttore.
Un giornalista “vecchia maniera”, che si è sempre considerato al servizio della collettività e della verità, senza mai ricercare lo “scoop” scandalistico e con un occhio costantemente rivolto al rispetto delle persone e dei loro contesti di appartenenza.
Con lui, oltre ai rappresentanti della nostra redazione, i professori Luciano Biondi ed Ivana Innamorati, anche il giornalista Pier Paolo Di Nenno, coordinatore de “Il ponte” dell’istituto “De Titta-Fermi”, e la prof.ssa Rosalinda Madonna, coordinatrice del “Il mondo in una scuola”, giornale della scuola media “Umberto I”, nonché de “L’arcobaleno”, giornale dell’Istituto Penitenziario di Lanciano.
Dunque uno spaccato interessante e vario delle attività scolastiche legate all’inchiesta e alla scrittura giornalistica estese anche alla realtà difficile, triste ma anche molto commovente dei detenuti.
Nell’ultima parte una carrellata dei giornali che hanno fatto la storia del nostro Istituto, dal primo numero del “Cannocchiale”, datato 1969, fino alla nostra versione web. A commentarli i redattori dell’epoca: gli avvocati Giulio De Fidelibus e Domenico Russo del “Cannocchiale” anni ’70, che esprimeva tutto l’impegno politico della contestazione studentesca; l’avv. Antonio Fattore, redattore del giornale degli anni ’80 “Il tarallo”, che già nel nome lasciava intendere il taglio ironico e leggero dei suoi fogli, insieme al vignettista, l’ing. Gabriele Capuzzi.
Al di fuori della storia dei giornali studenteschi l’esperienza di un giovanissimo Emiliano Giancristofaro e del suo “Asino rampante”, eccellente giornale di riflessione politica ed attualità dei lontani anni ’50.
Tra il pubblico tanti studenti ma anche docenti ed ex- docenti del Galilei che sono stati coinvolti in un bellissimo “tuffo nel passato”.


La redazione