Premio Asimov 2020: “Il pianeta umano, come abbiamo creato l’Antropocene”.

Anche quest’anno, come nei precedenti quattro, si è svolta l’annuale edizione del Premio Asimov che, come recita l’omonimo sito web, “è un riconoscimento riservato ad opere di divulgazione e di saggistica scientifica particolarmente meritevoli. Esso vede come protagonisti sia gli autori delle opere in lizza che migliaia di studenti italiani, che decretano il vincitore con i loro voti e con le loro recensioni, a loro volta valutate e premiate”.

Quest’anno nella lista c’era “Il pianeta umano”, un manuale di Simon Lewis e Mark Maslin, ed è proprio leggendo e scrivendo su questo libro che sono riuscita a rientrare tra le migliori recensioni della regione Abruzzo, grazie al progetto coordinato nel nostro Liceo dal professor Vittorio Colagrande.

Di seguito la recensione.

Abbiamo sempre visto quanto l’essere umano sia diverso dall’animale in quanto a coscienza ed uso, consapevole o meno, della parte più istintiva di noi, ma abbiamo mai notato che la differenza sta anche nell’aver modificato il mondo?
L’impatto che la potenza delle azioni umane ha avuto sul nostro pianeta è stato crescente e sostanziale, tanto che ha dato vita ad una nuova era geologica: l’Antropocene.

La storia della nostra vita sulla Terra è la storia della hybris umana, che molto spesso ci porta a crederci superiori a qualsiasi altra cosa e che, immancabilmente, ci porterà molto presto a sbattere la testa contro il Titano che è il nostro mondo; osservata attentamente dagli occhi della nuova scienza e delle nuove visioni politiche, viene ampliamente raccontata in questo volume, “Il pianeta umano”, di Simon Lewis, professore universitario di Global Change Science, e Mark Maslin, docente di Heart System Science, pubblicato nel duemiladiciannove dalla casa editrice Einaudi.
Una narrazione che parte dagli albori della comparsa della razza umana e compie un lungo viaggio attraverso numerosi esempi di teorie e tesi con parole mai troppo tecniche e scientifiche, passando per intellettuali e scienziati, politica e filosofia, scienza e religione, secoli e guerre, occidente e oriente: dalla realizzazione del fatto che “l’uomo è una nuova forza tellurica che, per la sua potenza e universalità, non sviene in faccia alle maggiori forze del globo” fino ad un’ingente spiegazione di tutti i fenomeni ,scanditi in una suddivisione precisa del tempo, che hanno cambiato per sempre la “faccia” del nostro pianeta nel corso dei secoli e millenni scorsi.
Che venisse chiamata “epoca recente, “olocene”, “epoca antropozoica” o “era dell’uomo e della mente” non fa differenza, l’importante è capire come si è arrivati ad essere più dannosi di meteoriti, vulcani e terremoti.
Dagli studi dei geologi ottocenteschi fino alle nuove concezioni di era umana, passano circa trecento pagine, da leggere tutte con estrema attenzione, stando attenti ad ogni minimo particolare, per assicurarsi di non perdersi neanche una virgola di questo vero e proprio manuale di storia moderna.
Leggermente ripetitivo nel primo capitolo, gli altri dieci si leggono con scioltezza, leggerezza e fame di sapere cosa verrà dopo. Una storia che potrebbe sembrare noiosa e fuori tempo ma che, senza ombra di dubbio, ti fa entrare nei meccanismi del pianeta Terra e ti fa rivivere la storia di un mondo distrutto dalla razza che lo abita, tanto dannosa e mai del tutto inconsapevolmente sadica da poter essere quasi paragonabile ad un parassita dei nostri animali domestici.
Un manuale di alta fattura, importante e leggibile da tutti, comprensivo di schemi, dati, note e di un indice analitico che non lasciano nulla al caso e pieno di tutte le risposte alle domande che sorgono spontanee tra una pagina e l’altra”.

Martina Ciancetta IIID

Il cinema incontra la letteratura: un kolossal degli anni ’20.

Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 nasce e si sviluppa in Europa una nuova forma d’arte : la cinematografia. La data della nascita del cinema è, convenzionalmente, il 28 dicembre 1895 con la prima proiezione pubblica del cortometraggio dei fratelli Lumière intitolato “La sortie des usines Lumière”. Personaggio eclettico e simbolo del cinema italiano è Giovanni Pastrone che nel 18 aprile 1914 realizza il più lungo e famoso kolossal del cinema muto italiano : Cabiria. Per la realizzazione di questa opera d’arte Pastrone chiede l’aiuto di Gabriele D’Annunzio e insieme riusciranno a creare un lungometraggio in cui si incontrano le innovative tecniche cinematografiche del maestro Pastrone e la sconfinata cultura del poeta abruzzese. La casa cinematografica “Itala film”, di cui fa parte Pastrone, chiama i migliori artisti per prendere parte al lavoro; fra questi c’è Ildebrando Pizzetti per le musiche e Segundo De Chomòn, pioniere del cinema spagnolo. Quando per la prima volta viene proiettato a Torino riscuote sin da subito un successo che lo porterà ad essere elogiato in tutta Europa, ma che purtroppo non coprirà l’investimento economico per la sua realizzazione. Il regista utilizza il nome di D’Annunzio per pubblicizzare il film e grazie a quest’ultimo nasceranno delle figure iconiche del cinema italiano come il forzuto Maciste. Pastrone fu un personaggio poliedrico che si appassionò a campi della cultura differenti e questo lo portò ad utilizzare lo pseudonimo di Piero Fosco per attribuire varie identità al suo operato. Nella realizzazione dell’opera “Cabiria” egli fu regista, sceneggiatore e produttore.

Mattia Casciato 5A

In viaggio con Ulisse.

Rivivere come in prima persona i viaggi di Ulisse, un personaggio dalle mille avventure e sorprese, di cui tutti conoscevamo la storia ma che fino a qualche giorno fa avevamo incontrato solo sui banchi di scuola; oggi possiamo finalmente dire di aver condiviso le sue emozioni durante il lungo pellegrinaggio verso la sua patria, Itaca.
I ragazzi del Liceo Scientifico G.Galilei hanno avuto modo di “vivere” quest’esperienza insieme ai bravissimi attori della compagnia teatrale Dieghesis di Roma, Roberto Baldassari e Natalia Magni, presso il Teatro Fenaroli di Lanciano.
“Sarebbe impossibile recitarla tutte in poche ore” così introduce l’opera la voce narrante. Ed infatti sarebbe veramente impossibile narrare passo passo le mitiche avventure dell’eroe greco in così poco tempo. Così ne è stato estratto il meglio: dal terribile incontro con il Ciclope Polifemo fino alla strage dei Proci, passando per il dolce canto delle Sirene e gli incantesimi della maga Circe.
A farci compagnia non solo gli attori ma anche la musica, che ha riprodotto il dolce suono delle onde, ha scandito il tempo della narrazione e portato con sé le parole dello stesso Omero, consentendoci una totale immedesimazione.
In chiusura l’intervento sul palco del prof. Rino Caputo, docente di Letteratura Italiana presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, che ci ha fatto riflettere sul valore di Ulisse come simbolo dell’intelligenza e della curiosità insite nell’uomo, e sul suo viaggio come origine di tutti i grandi viaggi di “esplorazione” e scoperta , non solo geografica ma anche scientifica e filosofica. Adesso Ulisse non ci sembra più molto lontano da Darwin o Einstein.

Mariacristina D’Orisio I H

Il MARE HA SOMMERSO UN SOGNO

IL LIBRO SI INTITOLA “NON DIRMI CHE HAI PAURA”, L’ AUTORE È GIUSEPPE CATOZZELLA; LA CASA EDITRICE L’ “ UNIVERSALE ECONOMICA FELTRINELLI”. PUBBLICATO NEL 2014 , NELLO STESSO ANNO HA VINTO IL PREMIO “STREGA GIOVANI”.
IL ROMANZO NARRA LA STORIA DI UNA RAGAZZINA SOMALA, ABITANTE A MOGADISCIO, CHE HA LA CORSA NEL SANGUE. IL SUO NOME È SAMIA E CORRE INSIEME AL SUO AMICO ALÌ PER LE STRADE STERRATE E POLVEROSE, A PIEDI SCALZI. LA PASSIONE PER LA CORSA UNISCE I DUE RAGAZZI, NONOSTANTE APPARTENGANO A GRUPPI ETNICI DIVERSI, IN CONTINUA LOTTA TRA LORO. ESSI HANNO INFATTI ASSIMILATO L’ EDUCAZIONE DEI GENITORI, BASATA SUL VECCHIO PROVERBIO AFRICANO: “ SIAMO TUTTI FIGLI DELLA STESSA PATRIA”. LE VARIE DIFFICOLTÀ, DOVUTE ALLA GUERRA E AGLI INTEGRALISTI, CHE RECLUTANO I GIOVANI E LI TRASFORMANO, NON IMPEDISCONO A SAMIA DI ALLENARSI E DI COLTIVARE IL SUO SOGNO. PARTECIPA PER LA PRIMA VOLTA ALLE CORSE DI HARGEYSA E VINCE. DA QUEL MOMENTO ENTRA A FAR PARTE DEL COMITATO OLIMPICO SOMALO, CHE LE PERMETTE DI ARRIVARE ALLE OLIMPIADI DI PECHINO. ADESSO LE OLIMPIADI DI LONDRA L’ASPETTANO E NIENTE LE FA PAURA, NEMMENO L’ AVVENTURA DEL DESERTO E, POI, DEL MEDITERRANEO.
LA STORIA DI SAMIA È AVVINCENTE E SPINGE A PENSARE CHE UN SOGNO, ANCHE SE ASSURDO, PUÒ REALIZZARSI, TANTO CHE, DALLE PRIME PAGINE, È PARSO CHE SAMIA DICESSE A NOI RAGAZZI: “ABBIATE UN SOGNO E PERCORRETE TUTTE LE STRADE PER REALIZZARLO”. INFATTI LA GUERRA, LA POVERTÀ, LA VIOLENZA DEGLI INTEGRALISTI E LA MANCANZA DI LUOGHI PER ALLENARSI, NON LE HANNO IMPEDITO DI CORRERE PER SÉ, PER LA SUA FAMIGLIA E ANCHE PER LA SUA TERRA. MA LA TRAGEDIA DI UN POPOLO, DIVENTA TRAGEDIA INDIVIDUALE, QUANDO SI DEVONO PRENDERE DELLE DECISIONI DRASTICHE CHE SPINGONO AD AFFRONTARE DIFFICOLTÀ TROPPO GRANDI PER UN’ ADOLESCENTE. A QUESTO PUNTO, ALLA TRAGEDIA DELLA GUERRA, SI UNISCE IL DRAMMA DEI PROFUGHI, CHE FUGGONO PER LA SALVEZZA. LE IMMAGINI E LE STORIE DI CHI AFFRONTA LE DUNE DEL DESERTO, LA VIOLENZA DEI PREDONI E IL MARE APERTO, DOVREBBERO SPINGERE TUTTI AD ESSERE FRATELLI, PERCHÉ APPARTENENTI AD UNA STESSA UMANITÀ.
TANTI I PROBLEMI EMERSI DAL LIBRO: LA POVERTÀ DI UNA TERRA; L’INTEGRALISMO, CHE RECLUTA I RAGAZZI; LE FAMIGLIE CHE SI SGRETOLANO ALLA RICERCA DI UNA VITA MIGLIORE; LA MIGRAZIONE, CONSEGUENZA DELLA GUERRA; LA VIOLENZA DEI MERCANTI DI ESSERI UMANI; LE CONSEGUENZE DEL COLONIALISMO ITALIANO (GLI OCCHI AZZURRI DI AMHED); IL MANCATO SVILUPPO.

LORENZO ESPOSITO I H

                                                                                                 

Piccole donne: una storia emozionante e moderna

Greta Gerwing, dopo il successo di “Lady Bird”, porta sul grande schermo una delle storie che più ha emozionato intere generazioni, “Piccole donne”, il romanzo di Louisa May Alcott del 1868.

“Piccole donne” narra le vicissitudini della famiglia March, dopo che il padre, Robert, fu costretto a partecipare alla guerra di secessione americana, lasciando la moglie, interpretata da Laura Dern e le quattro figlie,Meg, Jo, Beth ed Amy, ad affrontare gli ostacoli sociali ed economici dell’epoca.
A raccontarci la storia è Saoirse Ronan, nei panni di Jo, la sorella “anticomformista” della famiglia e lo fa attraverso numerosi flashback che rendono la storia dinamica ed avvincente.

Gli innumerevoli temi trattati, quali l’importanza dell’istruzione, il riscatto sociale ed economico, il matrimonio, che, come dice Amy (Florence Pugh), in quegli anni non poteva non avere un fine economico, si intrecciano ad un’attenta analisi del rapporto tra sorelle e tra uomo-donna.
Quella di “Piccole donne”, storia più che mai attuale, viene ulteriormente catapultata nel mondo contemporaneo, pur rimanendo fedele al grande classico, grazie alla particolare attenzione che la regista pone sulla figura femminile.
Il forte desiderio di affermazione delle donne, che non sono poi così “piccole”, sembra mandare un profondo messaggio ai giovani d’oggi, che non possono non scorgere quel filo sottile che lega la realtà dell’America della seconda metà dell’Ottocento a quella odierna.
La storia, alla quale fanno da sfondo le colline verdi del Massachusetts, in cui il tempo sembra essere scandito solo dall’alternarsi delle stagioni, potrebbe essere perfettamente collocata in una delle metropoli del XXI secolo, che troppo spesso si rivelano luoghi poco accoglienti, in cui le donne non sempre riescono ad essere protagoniste della loro stessa vita.
“Married or dead”, tristi quanto vere sono le parole pronunciate dalla zia March, interpretata da Meryl Streep, personaggio che descrive perfettamente la condizione della donna in quella società bigotta.

“Piccole donne”, però, non è una storia per sole ragazze; i pochi personaggi maschili, tra i quali spicca il fantastico Timothée Chalamet, nel ruolo di Laurie, sono descritti in modo positivo e del tutto nuovo. Viene abbandonata l’idea di uomo forte ed insensibile, per dar spazio ad una componente fragile ed insicura, come quella che viene fuori a causa di un amore, forse non ricambiato, che non sempre viene rappresentata.
E’ per questo che la storia che ci ha regalato Louisa May Alcott più di un secolo fa e che oggi torna a raccontarci Greta Gerwing, è destinata a durare in eterno.
Il suo messaggio è universale, vero, bello, senza spazio né tempo, è uno slancio vitale attraverso il quale la regista, durante la visione del film, fa sognare tutti noi, di diventare, un giorno, delle piccole donne.

Vincenzo Polidoro VD