Scrittori in cornice. Marcello Marciani e Remo Rapino.

Due scrittori pluripremiati della nostra terra si raccontano. Esordi, esperienze, passioni in un’intervista doppia tutta da godere…

Marcello Marciani è nato a Lanciano, dove vive, nel 1947. Ha pubblicato tra gli altri: L’aria al confino (1983), Caccia alla lepre (1995), Per sensi e tempi (2003), Nel mare della stanza (2006), La Ninnille (2007), La corona dei mesi (2012), Rasulanne (2012).

Remo Rapino è nato a Casalanguida (Ch) nel 1951 e vive a Lanciano. Ha pubblicato tra gli altri: Dissintonie (1993), La vita buona (1996), Caffetteria (1998), Cominciamo dai salici (2002), Un cortile di parole (2006), I ragazzi che dicevano okay (2011), Il salice, il grano, la rosa (2011), Esercizi di ribellione (2012), Quaderni, storie di calcio quasi vere (2015), Vite di sguincio (2017).

Voci di Emanuele Di Sante IV F, Martina Ciancetta e Perla Nuschese II D

Gli scrittori ci hanno gentilmente concesso di pubblicare la loro intervista.

Mangiare bene per vivere meglio

Noi tutti sappiamo che l‘ alimentazione è fondamentale, ma alcuni la ignorano e la sottovalutano. Soprattutto nei giovani vi è poco interesse nei confronti di questo argomento e ciò porta ad un’alimentazione scorretta. Quest’ultima è dovuta alla mancanza di tempo di molti individui che spesso e volentieri invece di mangiare in modo sano e corretto preferiscono un’alimentazione veloce e comoda.

Un’alimentazione scorretta può portare a disordini e malattie che possono essere anche mortali. Infatti secondo l’OMS ogni anno muoiono 3 milioni di persone a causa dell’insufficienza di frutta e verdura fresca. Tra le malattie principali dovute all’alimentazione vi sono obesità, colesterolo, diabete e ipertensione.

Consumo percentuale di grassi per paese

Il colesterolo in eccesso, infatti, può causare la formazione di depositi di grasso nei vasi sanguigni provocando, a loro volta, infarti e ictus. Abbassare il colesterolo, quindi, è l’imperativo fondamentale per chi presenta valori di colesterolo, nel sangue, superiori alla media. Per anni è stato tema principale di molti studi ed analisi di laboratori, ed i risultati sono più che incoraggianti.

È dimostrato che la prima arma, necessaria per combattere il colesterolo, sia una dieta sana ed equilibrata caratterizzata da una riduzione del di carni rosse, sale e fritti. Altre cause cardine dell’aumento del colesterolo sono sicuramente la scarsa attività fisica ed il fumo. Nonostante tutti i rimedi sopracitati, nella maggior parte dei casi, devono essere accompagnati dall’utilizzo di farmaci in grado di diminuire la presenza di colesterolo nei vasi sanguigni.

Tra le diete e i farmaci, si collocano gli integratori alimentari, alcuni dei quali hanno un’efficacia e un meccanismo d’azione paragonabili a quelli dei farmaci di sintesi.

Il sistema alimentare che ci viene proposto quotidianamente dai colossi dell’industria agroalimentare è squilibrato e responsabile per questo delle cosiddette malattie del benessere: problemi cardiovascolari, infarti, tumori, diabete, ipertensione, obesità. Il mondo occidentale è afflitto da queste malattie in maniera preoccupante, tanto che l’obesità negli USA è ormai da tempo considerata un’emergenza nazionale alla quale si sta pensando di far fronte con una ‘guerra’ vera e propria. Purtroppo le catene della grande distribuzione attuano una politica di prezzi estremamente aggressiva esasperando l’abbattimento dei costi con salari bassissimi ai lavoranti e margini altrettanto miseri per i produttori.Tutto ciò va a discapito della qualità. Il consumatore, insomma, sembra che abbia venduto la sua salute in cambio di un piccolo risparmio sulla spesa.

Articolo scritto dagli alunni Alberto Marrone, Alessandro Pizzi, Alessio Pellicciotta, Luca Menna e Simone Silverii della 3°F Scienze Applicate sotto supervisione del prof R. Pappalardo

Scrittura creativa ed altro. Roberto Cotroneo incontra gli studenti.

Social network, fama, creatività. Sono alcuni dei temi trattati durante l’incontro con lo scrittore e giornalista Roberto Cotroneo, svoltosi a Lanciano in occasione del cinquantesimo anniversario del Liceo Scientifico Galileo Galilei. L’evento si è tenuto alla presenza della moderatrice professoressa Annamaria Mililli, della dirigente scolastica professoressa Eliana De Berardinis e di un folto pubblico di studenti e docenti.
Sul tavolo un e-book e un libro cartaceo. Da lì si è partiti per affrontare tematiche di stringente attualità, quali la radicale trasformazione della scrittura e della comunicazione. Cotroneo ha da subito suscitato la nostra attenzione con un riferimento alle classifiche editoriali che influenzano, ormai quasi esclusivamente, i lettori nelle loro scelte. Il pubblico, oggi più che mai, viene erroneamente attirato dal successo dei libri come se popolarità significasse inequivocabilmente “qualità”.
A questa riflessione è seguita quella sui social network , che rappresentano un’ulteriore rivoluzione della scrittura dopo quella degli sms. Essi vengono utilizzati da una parte con il tentativo di raggiungere notorietà e visibilità, dall’altra come un mezzo per esprimere in modo semplice ed immediato la propria creatività. Luci e ombre di uno strumento diffuso tra giovani e meno giovani che ne fanno un uso spesso eccessivo e inopportuno. I “social” esalterebbero dunque espressioni artistiche come la fotografia, ma inevitabilmente limitano le potenzialità della scrittura, semplificandola in modo eccessivo.
E’ stato proprio il tema della progressiva “semplificazione” e banalizzazione della lingua l’altro snodo tematico che ha suscitato vivo interesse tra i presenti.
Si è parlato infatti della “mortificazione” che la lingua italiana sta subendo, anche a causa della enorme diffusione di generi “leggeri” come il racconto giallo, spesso straniero, la cui traduzione tende in molti casi a banalizzare la complessità e il fascino della nostra lingua.
In conclusione si è riflettuto sul nostro tempo e su come esso stia subendo una veloce e inesorabile decadenza culturale.
Come l’ultimo libro di Roberto Cotroneo , intitolato “Niente di personale”, testimonia, siamo molto lontani dalla Parigi degli anni venti, o dalla Roma degli anni ’50, ma d’altronde la storia della civiltà, ha aggiunto l’autore, è stata sempre caratterizzata dall’alternarsi di fasi di splendore a momenti di transizione: non dimentichiamo che “l’Autunno del Medioevo”, come sostenuto dallo storico Huizinga, ha segnato l’inizio del nostro Rinascimento. Un finale che sicuramente ci ha regalato un barlume di speranza.

Valentina Di Cristofano IV D

Vincenzo Polidoro IV D


Mari e oceani: la più grande discarica al mondo

“Ho provato ad attraversare a nuoto il Pacifico: ho incontrato balene e un pezzo di plastica ogni tre minuti e una grossa massa di plastica ogni 10 minuti.”


Queste le parole del francese Benoit Lecomte di 51 anni. Il suo tragitto prevedeva di percorrere 50 Km al giorno nuotando 8 ore dal Giappone a San Francisco per un totale di circa 8500 Km in linea retta. Facendo un rapido calcolo si arriva all’orribile risultato di 480 pezzi di plastica e 144 grandi masse incontrate ogni giorno. Potete immaginare da soli, o forse no, quanta plastica c’è nel solo Pacifico.

L’80% dei rifiuti in mare aperto è costituito da plastica, un materiale molto inquinante e tossico che ha lunghissimi tempi di degradazione. Le “garbage patch” sono isole di plastica immense e nocive per l’ecosistema marino e a oggi ve ne sono 6 maggiori:

Great Pacific Garbage Patch, chiamata anche “Pacific Trash Vortex” è il più grande accumulo di spazzatura galleggiante al mondo. È composta prevalentemente da plastica, metalli leggeri e residui organici in degradazione, è situata nell’Oceano Pacifico e si sposta seguendo la corrente oceanica del vortice subtropicale del Nord Pacifico con un’estensione incalcolabile e mutevole compresa tra i 700.000 km² e i 10 milioni di km² (come la Penisola Iberica e gli Stati Uniti).

South Pacific Garbage Patch, grande 8 volte l’Italia e più estesa del Messico, è situata al largo del Cile e del Perù con una superficie di circa 2,6 milioni di km² contenente prevalentemente microframmenti di materie plastiche.

North Atlantic Garbage Patch, situata nel Nord Atlantico è la seconda isola più grande per estensione (quasi 4 milioni di km²). Mossa dalla corrente oceanica nord Atlantica, è famosa per la densità di rifiuti di oltre 200 mila detriti per km².

South Atlantic Garbage Patch, forse la più “piccola” tra le isole di plastica, si estende per oltre 1 milione di km² tra l’America del Sud e l’Africa meridionale e viene mossa dalla corrente oceanica sud Atlantica.

Indian Ocean Garbage Patch, è situata nell’Oceano Indiano, si estende per più di 2 milioni di km² con una densità di 10 mila detriti per km².

Arctic Garbage Patch, è la più piccola e di recente formazione, si trova in prossimità del Circolo polare artico ed è formata dalle materie plastiche scartate in Europa e nella costa orientale del Nord America che, grazie alle correnti oceaniche, si sono accumulate a nord della Norvegia.

Questi dati forniti dal Corriere.it si riferiscono solo alle isole più grandi ma sono migliaia quelle presenti negli oceani del mondo. Si ipotizza che nel 2050 l’inquinamento degli oceani triplicherà, un pericolo ambientale evitabile solo con “una risposta di grandi dimensioni” di tutti i Paesi.

Quando si parla di inquinamento si pensa (come in parte è giusto fare) subito alla plastica, ma oggi a fare paura sono anche e soprattutto i metalli pesanti. Metalli pesanti, come cromo, cadmio e piombo, sono estremamente tossici e pericolosi sia per l’uomo sia per le specie marine e variano in base al tipo di plastica. Infatti, ogni varietà di plastica assorbe e rilascia nell’ambiente diversi tipi di metalli. A renderli ancora più pericolosi è il fatto che possono arrivare all’uomo attraverso il consumo di pesci contaminati. I metalli pesanti si presentano sotto forma di particelle microscopiche, si concentrano nelle zone costiere e lungo aree molto popolate e industrializzate. Il problema è estremamente serio alla luce del fatto che si stima che entro il 2050 negli oceani saranno presenti più materie plastiche che pesci e i metalli pesanti ad esse connesse avranno un peso enorme sull’ambiente e sull’uomo. Una possibile soluzione è rappresentata dalle nanotecnologie: dei microscopici nanorobot rivestiti di grafene possono essere utilizzati allo scopo di assorbire e eliminare i metalli pesanti presenti negli oceani.

Ma di pericoli ne abbiamo anche di più vicini e non sono legati solo all’inquinamento.

L’allarme lanciato da Legambiente è da brividi: 1 specie su 5 residente nel Mediterraneo è a rischio di estinzione. Ad oggi i rifiuti marini sono la minaccia principale per 180 specie marine. Ogni anno 130mila tartarughe Caretta Caretta vengono catturate accidentalmente (70mila agli ami, 63mila tra reti da posta e a strascico). Incalcolabili, invece, quelle uccise da rifiuti comuni: sacchetti di plastica, polistirolo e laccetti.

La Berta Maggiore, un uccello marino, è un procellariforme tra i più minacciati.

Anche la Balenottera Comune, unico misticeto presente nel Mediterraneo, è in forte diminuzione a causa dei kilogrammi di platica che ingerisce nutrendosi.

Potremmo pensare che le cause dell’inquinamento del Mediterraneo siano dovute ad alcuni Paesi più arretrati o in condizioni politico-sociali non delle migliori; in realtà non è così.

In 260 siti campionati in Italia 105 risultano altamente inquinati, solo 30 risultano vicini alla totale assenza di inquinamento e tutti a centinaia di chilometri dalle foci di fiumi rilevanti. Nella maggioranza di casi si tratta di inquinamento derivante da scarichi fognari.

Critiche le situazioni in Abruzzo, Sicilia, Calabria, Campania e Lazio. La migliore è la Sardegna. Questi dati rilevati dalla Goletta Verde e divulgati da InquinamentoItalia posizionano l’Italia al 23° posto in Europa (su 28).

Questi semplici dati dovrebbero farci pensare. In poco più di 150 anni dalla creazione della plastica questa è diventata la prima causa di inquinamento mondiale.

Non basta solo riciclare tonnellate e tonnellate di platica ogni anno (nei casi migliori) ma si deve cominciare ad agire sulla produzione dei rifiuti. Bisogna produrne di meno!

Questo non sarà l’unico articolo riguardante la questione “plastica nei mari e negli oceani” ma ne seguiranno altri… il prossimo sarà sulle bioplastiche!!

Articolo scritto dagli alunni Emanuele Salvatore, Enrico Giglio, Matteo Ciampini e Riccardo Campana della 3°F Scienze Applicate sotto supervisione del prof R. Pappalardo

La mafia uccide, il silenzio pure

Peppino Impastato

Ogni anno, il 21 marzo, primo giorno di primavera, l’Associazione Libera fondata da don Luigi Ciotti celebra la “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”. Anche “Il Cannocchiale” partecipa a quest’importante evento pubblicando due scritti: il primo dedicato ad Angelo Vassallo (di Luca D’Orfeo, Chiara Finizio e Nicole Lorefice, 5H) ed il secondo a Renata Fonte (di Diana Cupido, 4C).
La narrazione è in prima persona, senza fronzoli, senza inutili retoriche, così come piace a noi della redazione e così come, ne siamo certi, sarebbe piaciuta ad Angelo Vassallo e a Renata Fonte.

Angelo Vassallo, il sindaco “pescatore”
(22 settembre 1953 – 5 settembre 2010)

Il mio nome è Angelo Vassallo, sono stato il sindaco di Pollica per tre mandati durante i quali mi sono impegnato nella salvaguardia del mio amato mare, cosa che mi è valsa il soprannome di “sindaco pescatore”. Gli ultimi otto anni sono stati diversi da come li avrei immaginati, mi manca potermi occupare del mio territorio e parlare con mia moglie e i miei figli, ma non rinnego assolutamente nulla e non ho nessun rimpianto. Passeggio nei vicoli del paese e vedo intorno a me volti conosciuti: come ogni mattina saluto la signora Caterina, anche se lei non può sentirmi; è indaffarata come al solito, piena di energie, anche se i segni dell’età iniziano a farsi vedere sul suo volto. Le rivolgo un ultimo sorriso e scendo verso il mio bel porto, che mi rifiuto di abbandonare perché è stato il frutto di una lunga lotta ed è costato denaro e fatica a me e agli altri miei compaesani. Giunto sul molo vedo il mio caro amico Ciro che se ne sta seduto sul bordo del suo peschereccio ormeggiato e scruta il mare che è sempre stato una fonte di fascino, mistero e meraviglia per noi due; mi siedo accanto a lui e penso a quando partivamo da qui, a notte inoltrata, per andare a pescare e alle luci dell’alba che ci accoglievano al ritorno e illuminavano il paese che ancora dormiva. Di solito mi lamentavo con lui dell’inquinamento delle acque del porto, degli accumuli di rifiuti abbandonati sulle spiagge, degli abusi edilizi e della condizione di abbandono in cui versava la mia terra. Questo sentimento di profondo dispiacere e delusione tuttavia non ha mai contrastato con la mia voglia di agire per migliorare la situazione
Nel mio piccolo infatti ho sempre tentato di lottare per ciò in cui credevo, nonostante molti mi accusassero di parlare troppo. Anche coloro che mi erano più vicini
Io credo però che sia proprio l’omertà il problema più triste ed evidente di questi luoghi a me così cari.
Il silenzio è il più grande nemico della verità e il miglior alleato della mafia.
Non mi pentirò mai di essermi impegnato per cambiare le cose. Le numerose minacce ricevute invece di spaventarmi mi spingevano ad andare avanti, ad essere di esempio per i miei figli, per i miei concittadini e per chiunque sia bloccato dalla paura di ritorsioni. Ma ecco che Ciro si alza e mette in moto la barca: riprendo coscienza di ciò che mi circonda. Vado a sedermi a poppa e osservo il porto allontanarsi. Da qui vedo i pescatori indaffarati che si preparano per andare a riprendere le reti. Penso che nonostante tutto il mio sacrificio sia servito a qualcosa: hanno fermato la mia vita, è vero, non hanno di certo fermato le idee di giustizia e di legalità, di rispetto e di amore, alle quali ho dedicato tutto me stesso.

Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.

Luca D’Orfeo, Chiara Finizio, Nicole Lorefice (5H)

Il valore di una vita: Renata Fonte
(10 marzo 1951 – 31 marzo 1984)

Gioia, speranza, carità, coraggio, caparbietà, è tutto quello a cui mi sono sempre ispirata. Mi chiamo Renata Fonte, sono nata il 10 marzo del 1951 a Nardò, in provincia di Lecce. Sono cresciuta tra la Puglia e l’Abruzzo. Mio marito si chiama Attilio e lavora in aereonautica. Grazie a lui mi sono ritrovata per amore, a vivere in diverse città italiane per seguire i suoi incarichi. Ho due figlie: Sabrina e Viviana. Costituiscono la mia gioia più grande. Mi piace cucinare. Nonostante i tantissimi impegni riesco ad invitare amici a casa preparando loro cene che mi raccontano essere deliziose (non sono così orgogliosa, ma a forza di tutti questi complimenti mi sto un po’ montando la testa). Cerco di accoglierli sempre con il sorriso e con dei fiori freschi sulla tavola. La cucina non è la mia unica passione, adoro scrivere racconti, poesie e mi diletto anche nell’arte della pittura. Mi ritengo una donna con dei saldi valori ed ho sempre provato a trasmettere questi ultimi alle mie figlie. Il mio ideale più grande è la natura, in tutti gli aspetti (trasparenza, purezza, bellezza).

“Un uomo non è degno di vivere se non crede in qualcosa per cui è disposto a morire”.

Aforisma di Martin Luther King a cui ho sempre fatto riferimento e a cui mi sono sempre ispirata. Amo profondamente la mia terra, il Salento, e per questa mi sono battuta. Superato il concorso per l’insegnamento, mi sono dedicata alla scrittura e allo studio delle lingue straniere. Nel 1980 mi sono trasferita definitivamente con la mia famiglia a Nardò dove ho iniziato ad insegnare nella locale scuola elementare e contemporaneamente a frequentare la facoltà di lingue all’Università di Lecce. Sono anche gli anni della militanza politica a favore della comunità di Nardò tra le fila del Partito Repubblicano Italiano, influenzata da mio zio, Pantaleo Inguisci, grande avvocato, storico locale ed antifascista. Ho costituito il comitato per la tutela di Porto Selvaggio per salvarlo dalla speculazione edilizia, riuscendo nell’impresa di far approvare dalla Regione Puglia una legge che di fatto istituiva un parco protetto. Sono diventata responsabile per la Provincia del settore cultura, consigliera e assessore di Nardò. Era viva in me l’idea della Caritas, vivevo la politica al servizio degli altri. Avevo 33 anni quando ho iniziato a scoprire illeciti ambientali e oscure speculazioni edilizie a Porto Selvaggio, tanto da ricevere minacce di morte. Nella notte tra il 31 marzo e il 1 aprile del 1984, a pochi passi dalla mia abitazione, tre colpi di arma da fuoco hanno trafitto il mio corpo. La mafia aveva agito, era riuscita a porre fine alla mia esistenza terrena, ma non alle mie idee, ai miei ideali, a tutto ciò in nome del quale avevo fino ad allora vissuto. Dico a tutti voi di non voltare la testa dall’altra parte di fronte alle ingiustizie, di fronte alle difficoltà. Io non l’ho fatto, non mi sono mai girata dall’altra parte. Questa è l’eredità più grande che vi lascio.
In fondo, qual è stata la mia colpa? Che reato ho commesso da essere così malvagiamente punita? Forse quello di essere una donna onesta ed integra, che tutela la natura ed il territorio. Per questi motivi ricordatevi di me e fatemi vivere non solo nelle parole, ma nel mare cristallino, nelle sorgenti tonificanti, nel verde dei boschi, nell’orizzonte dove cielo e mare si confondono, perché è proprio lì che risiede la mia essenza.

Diana Cupido (4C)