Il musical di Mary Poppins: un’esperienza unica.

“Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti”.
William Shakespeare aveva proprio ragione quando secoli fa scriveva questa frase, che risulta essere valida tuttora. Proprio quest’anno ho avuto il piacere di partecipare ad un progetto meraviglioso proposto dal nostro Liceo: il musical di Mary Poppins.
È stata un’esperienza completamente nuova per me e decisamente emozionante. Il vento dall’ est portato da Mary ha coinvolto tutti rendendo l’atmosfera magica. Il meglio è arrivato sul palco, quando a fine spettacolo tra sorrisi e lacrime ci siamo uniti in un abbraccio… È incredibile come, anche conoscendoci da poco, tra noi si sia instaurato un legame unico e probabilmente indissolubile, perché il palco unisce tutti aldilà dei ruoli rivestiti.
Grazie ai nostri organizzatori, che ci hanno guidato pazientemente durante questo percorso, anche con qualche rimprovero, non dimenticherò mai le emozioni che il teatro ha suscitato in me. Ho visto un sogno realizzarsi e mai avrei immaginato di riuscire a salire su un palco, per di più di fronte ad un pubblico. E così anche tante altre persone, dopotutto è proprio Mary Poppins che dice che “tutto è possibile se ci credi”.
Il teatro è metafora della vita, infatti insegna l’importanza dell’unione e del lavoro di squadra, necessari per la riuscita dello spettacolo. Inoltre nessuno è inferiore ad un altro, anche se recita una parte che apparentemente potrebbe sembrare meno importante. Solo l’amore e l’affetto che accomunano gli attori possono trasmettere emozioni al pubblico.
Credo che non dimenticherò mai i preziosi legami che si sono creati, gli insegnamenti ricevuti e questa supercalifragilistichespiralidosa esperienza.

Rebecca Solazzo. V D

Emergenza ambiente: nucleare,Tav, traffico cittadino

Il 24 maggio scorso si è svolto il secondo sciopero generale contro i cambiamenti climatici ed anche a Lanciano gli studenti hanno spontaneamente manifestato in risposta all’appello della sedicenne svedese Greta Thunberg.

Noi del Cannocchiale volentieri pubblichiamo gli abstract dei testi scritti durante l’ultimo modulo del corso di Italiano relativo al PON sulle competenze di base le cui attività, avviate nel mese di gennaio, hanno visto la partecipazione di alunni delle classi seconde del Liceo Sportivo e delle Scienze Applicate e di alcuni ragazzi stranieri. La produzione del testo espositivo-argomentativo, previo lavoro di ricerca e documentazione, è stato l’ultimo tassello di un percorso iniziato con il ripasso delle conoscenze morfo-sintattiche di base, proseguito con attività laboratoriali di lettura, comprensione e riscrittura creativa, e conclusosi con un interessante esperimento di debate dal quale sono scaturite le argomentazioni che in forma sintetica leggerete.

Tutte le fasi del percorso sono state svolte con l’ausilio delle risorse digitali e di modalità didattiche alternative, come il cooperative learning e la peer education, che hanno coinvolto i ragazzi anche dal punto di vista della collaborazione proficua e della socializzazione.

Le docenti che hanno tenuto il corso, professoresse Bianco, Contini, Innamorati, Pagano e Rollo, con la preziosa collaborazione del prof. Giangrande, hanno programmato i loro interventi di comune accordo e con una particolare attenzione rivolta alle tematiche ambientali che sono state il leitmotiv dell’intero progetto. Su tre importanti e attualissime questioni sono stati analizzati e documentati dagli studenti i pro e i contro.

Foto di shutterstock.com

Il nucleare: i pro (Dicra Benouara II L, Vincenzo Bravo II F, Anabel Carleton II G)

Le centrali nucleari producono energia elettrica sfruttando il calore generato dalle reazioni nucleari. Spesso tale fonte energetica viene presentata come un male da combattere o, dal fronte opposto, come una miracolosa pozione per risollevare l’economia nazionale.

Noi pensiamo che le centrali nucleari siano un vantaggio per diversi motivi che provvederemo ad elencare.

Innanzitutto esse non producono anidride carbonica e ossidi di azoto e di zolfo, principali cause del buco nell’ozono e dell’effetto serra e conseguentemente del surriscaldamento del pianeta.

Inoltre contribuiscono a ridurre l’importanza economica del petrolio facendo in modo che diminuisca la possibilità di shock esterni sull’economia nazionale cioè di eventi inaspettati, esterni al sistema economico di un paese, che ne possono influenzare l’andamento in modo positivo ma anche molto negativo. Il tutto si tradurrebbe quindi in una maggiore stabilità economica nazionale.

Infine le principali riserve petrolifere sono concentrate in pochi paesi ad elevata instabilità politica che rischia di trasmettersi anche ai paesi fortemente dipendenti dall’importazione di petrolio. L’uso del nucleare riduce quindi la dipendenza occidentale dal petrolio mediorientale.

Il nucleare: i contro (Ludovico Coccione II F, Lara Crognale II I, Michele Mongillo II I)

Oggi le energie non rinnovabili non sono abbastanza efficaci e quelle a disposizione scarseggiano.

Per rimediare a questo problema lo Stato italiano ha preso in considerazione l’installazione di centrali nucleari per la produzione di energia alternativa.

Esse però causano vari e seri problemi: uno di questi, ed il più importante, è quello delle scorie, che sono scarti del processo di produzione e rilasciano un alto livello di radioattività che non può essere in alcun modo eliminato. Infine le scorie nucleari, derivanti dall’utilizzo pacifico dell’energia nuclare, non possono essere riciclate.

Attualmente ci sono due metodi per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi: per quelli a basso livello di radioattività si ricorre al deposito superficiale, per quelli ad alto livello si propone il deposito geologico, ovvero lo stoccaggio in bunker sotterranei profondi. In ambedue i casi si nutrono forti dubbi sulla loro efficacia.

La Tav: i pro (Andrea Comeni I L, Lucrezia Di Rico II I, Francesco Staniscia II I)

La Tav sarà una vera e propria rivoluzione per l’Italia.

Si dimezzeranno i tempi di percorrenza per i passeggeri e raddoppieranno i quantitativi di merce trasportata su ferro (da 1050 a 2030 tonnellate) con treni lunghi fino a 750 metri. La conseguenza saranno ben 700.000 camion in meno all’anno su strade ed autostrade.

Questa nuova linea promuoverà inoltre una favorevole ricaduta occupazionale: 2000 persone direttamente nella messa in opera e 4000 persone nell’indotto.

Infine è energeticamente sostenibile grazie ad una riduzione di emissioni annuali di gas serra pari a quelle di una città di 300.000 abitanti e non crea problemi di sostenibilità ambientale poiché il progetto complessivo si svilupperà in gran parte in galleria: degli 81 chilometri previsti in territorio italiano solo 10 saranno fuori galleria.

La tav: i contro (Antonio Di Giovanni II F, Alessandro Di Marino II L, Federico Pizzi II F)

Lo Stato italiano non dovrebbe realizzare la Tav e proprio per questo è stato fondato, agli inizi degli anni ’90, un movimento di protesta chiamato No Tav.

Le motivazioni No Tav sono state avvalorate da studi che evidenziano in Italia la sproporzione degli investimenti su questo tipo di linea rispetto al suo reale utilizzo e alla loro efficacia.

Un altro valido motivo per non realizzarla è sicuramente legato all’ambiente e al suo mancato rispetto: per raggiungere una velocità così alta, infatti, i treni necessitano di un’elevatissima quantità di carburante che, con il tempo, risulterà dannosissima per l’ambiente.

Dmitry Kalinovsky /Shutterstock.com

Centri urbani chiusi al traffico: i pro (Cristian D’Ortona II L,Simone Grumelli II F, Cristian Radica II F)

La riduzione del traffico nelle città dovrebbe essere attuata per vari motivi.

Il primo è che l’inquinamento prodotto dalle auto provoca migliaia di vittime all’anno per gravi malattie legate all’apparato respiratorio. Ogni giorno, inoltre, molte persone muoiono a causa di incidenti stradali il cui costo sociale è di circa 24 miliardi l’anno.

L’inquinamento porta per di più all’effetto serra, al surriscaldamento globale e quindi ai disastrosi cambiamenti climatici oggi tanto discussi.

Oltre ai danni sociali ed ambientali bisogna infine ricordare i costi economici legati al possesso e alla manutenzione dei veicoli privati: ogni famiglia italiana spende in media circa 5000 euro l’anno per la manutenzione e gestione delle auto.

Centri urbani chiusi al traffico: i contro (Crognale Lara II I, LLeshi Sidorela II B, Taddei Daniel II F)

I centri urbani non dovrebbero essere chiusi al traffico perchè i cittadini dovrebbero poter scegliere tra l’utilizzo dei mezzi pubblici e dell’auto propria. Quest’ultima risulta, in varie occasioni, più comoda e pratica e consente, soprattutto nei piccoli centri, spostamenti molto più veloci.

Gli autobus urbani, che andrebbero a sostituire le auto private, dovrebbero inoltre possedere standard di pulizia praticamente impossibili da raggiungere, visti i tagli operati dalle amministrazioni comunali in perenne crisi economica. L’uso delle bici, d’altro canto, in assenza di adeguate piste ciclabili può risultare molto pericoloso.

Infine limitare l’uso delle macchine produrrebbe una crisi profonda del mercato automobilistico con la conseguente disoccupazione di molte persone.

Come si salvò San Giovanni in Venere

Come ogni anno, nel nostro liceo, gli insegnanti si impegnano a realizzare progetti nuovi ed interessanti invitando tutti noi studenti a partecipare.

Quest’anno in particolare, il prof. Impicciatore, docente di disegno e storia dell’arte e il prof. Biondi, docente di storia e filosofia, hanno dato vita ad un progetto che porta il titolo di “Come si salvò San Giovanni in Venere”. Con una serie di incontri legati all’aspetto storico di questa abbazia, fiore all’occhiello del territorio abruzzese, abbiamo avuto modo di conoscere la storia del monachesimo, le influenze subite dall’abbazia sia dal punto di vista artistico che religioso e tutto ciò che architettonicamente ha a che fare con la sua realizzazione.

Uno degli incontri più interessanti è stato, a parer mio, quello in cui abbiamo conosciuto il prof. Emiliano Giancristofaro, storico ed antropologo abruzzese, venuto qui a scuola a raccontarci della lunga battaglia condotta negli anni ’60 per salvare San Giovanni in Venere e il suo promontorio dalla speculazione edilizia, dalla cementificazione e anche dai cosiddetti “frati dinamitardi”, come lui li definisce in uno dei numeri della Rivista Abruzzese. Se non fosse stato per il prof. e per coloro che con lui si sono battuti,  oggi non potremmo godere del meraviglioso promontorio a ridosso sul mare sul quale si erge l’abbazia. Abbiamo anche avuto modo di dilettarci con il disegno dal vero in loco, girando qua e là, alla ricerca di qualche dettaglio che catturasse la nostra attenzione.

Il nostro progetto si è poi concluso con una visita guidata lì, a San Giovanni in Venere, organizzata proprio da noi studenti, ognuno con la sua parte. Chi si occupava della parte esterna, chi degli affreschi, chi dell’architettura. Io personalmente ho avuto il compito di aprire per così dire le danze, di rompere il ghiaccio, presentando al nostro pubblico, a coloro cioè che hanno deciso di trascorre con noi un pomeriggio d’amicizia, d’arte, di storia e di cultura, quello che è stato il nostro lavoro.

Sono molto felice di aver avuto la possibilità di partecipare a questo progetto e lo sono ancor più per aver scoperto quanto si cela dietro quelle mura, poggiate lì sul promontorio. Il mio invito, rivolto a tutti, è quello di conoscere e di interessarsi a queste meraviglie del nostro paese, della nostra storia e di viverle, non solo come semplici turisti, ma anche come ospiti, nel loro pieno rispetto.

Dobbiamo riconoscerci in quella “Repubblica” di cui si parla nell’articolo 9 della Costituzione. Una Repubblica che promuove la cultura e la ricerca e protegge e tutela il patrimonio artistico e storico di tutta la Nazione. E dobbiamo essere lungimiranti in questo. Nel salvaguardare le meraviglie del nostro paese per noi e ancor più per quelli che verranno dopo di noi.

Alessia Torosantucci 5°H

La scuola dei “bavagli”


I fatti sono a tutti noti. Il 15 maggio scorso un’insegnante di Italiano e Storia dell’Istituto Tecnico Industriale “Vittorio Emanuele III” di Palermo viene sospesa per 15 giorni, con decurtazione del 50 per cento dello stipendio mensile, per non aver “censurato” un powerpoint realizzato da alcuni suoi alunni che osavano un confronto tra le leggi razziali emanate nel 1938 e il Decreto Sicurezza voluto dal Ministro degli Interni.
Che l’accostamento fosse azzardato è cosa discutibile e condivisa da molti, che l’insegnante dovesse imporre ai suoi alunni di eliminare l’espressione del loro libero ed autonomo punto di vista è ben altra cosa, che l’insegnante sia stata infine duramente punita ed anche umiliata nell’esercizio delle sue funzioni di educatrice è fatto inquietante, che stende un velo di oppressione ed intimidazione sul lavoro serio, onesto e appassionato di quanti ogni giorno, tra i banchi di scuola, cercano di trasmettere ai loro ragazzi, gli adulti del futuro, i principi del pluralismo, del confronto pacato, del rispetto delle idee altrui.
Il lavoro era stato realizzato all’interno di un gruppo classe a conclusione di un approfondimento relativo al tema della Shoah e in occasione del Giorno della Memoria. Non nutriva ambizioni di ascendere alla ribalta della cronaca, come casualmente avvenuto, tanto meno di essere strumentalizzato dalle parti politiche, come purtroppo è stato, per giunta a totale insaputa della docente stessa.
Se l’esito della vicenda è la lezione che proviene dalle sfere decisionali di un mondo, quello della scuola, da sempre riconosciuto come il luogo del dialogo aperto e costruttivo e negli ultimi anni più che mai incline alla “valorizzazione del pensiero divergente” di cui riempiamo le pagine delle nostre programmazioni, forse si profilano davvero tempi bui.

i.i.

La consapevolezza ed il valore delle parole: un incontro inusuale con il prof. Luca Serianni.


Un uomo canuto con occhi acuti e penetranti e dalla figura esile ha interrotto improvvisamente, con impetuoso silenzio, il brusio dell’aula professori piena di studenti di alcune classi quinte dei Licei Scientifici di Lanciano e di Vasto. E’ così iniziato l’incontro di giovedì 9 maggio con il Prof Luca Serianni, famoso linguista e filologo italiano, considerato uno dei più attendibili e influenti studiosi della nostra lingua. Professore universitario di Storia della lingua italiana all’università degli Studi di Roma “La Sapienza”, nonché socio dell’Accademia della Crusca e dell’Accademia dei Lincei, nella fase più matura della sua carriera universitaria ha incentrato le sue ricerche sulla grammatica, sulla lingua letteraria e sui linguaggi settoriali. Molto famosa, ad esempio, la grammatica italiana, “Suoni, forme e costrutti”, scritta nel 1988, e celebre il Dizionario della Lingua italiana “Devoto – Oli” che ha personalmente curato.
Perché questo professore universitario è tanto vicino a noi studenti in questi giorni? Perché le testate giornalistiche più importanti e tutto il web gli hanno dedicato pagine e interviste? Perché è stato coordinatore del gruppo di studio che ha elaborato il nuovo modello della Maturità 2018-2019. Nominato dalla ministra Fedeli nel 2017, la proposta elaborata dalla sua commissione è stata accettata anche dall’attuale ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, e quest’anno costituirà la nostra prova d’esame.
L’esame di maturità è sempre stato una prova del curriculum scolastico italiano tanto discussa, ed in particolare l’ultima riforma dell’esame di stato è stata accolta, come ogni novità, con grande diffidenza. Non è un caso che si parli di trent’anni di maturità sperimentale ricordando il periodo che va dal 1969 al 1997, prima della riforma dell’allora ministro Berlinguer e che oggi siamo, a causa dei cambi di governo, ancora avvolti da un velo di confusione su questo tema solo ad un mese dall’esame.
Con il suo eloquio fluente e preciso il prof. Serianni ci ha parlato del nuovo esame fornendoci dei suggerimenti importanti sull’impostazione della prima prova della maturità con argomentazioni condivisibili e di grande assonanza con l’impostazione liceale attuale. Impressionante è stata la chiarezza, la semplicità espositiva con la quale ci ha sottolineato che il “testo non deve essere scritto come capita”, ma deve essere preceduto da un momento di profonda riflessione finalizzato all’organizzazione, alla connessione, alla coerenza delle argomentazioni avanzate …. il tutto opportunamente condito da ricchezza e padronanza lessicale. Non di minore importanza deve essere la parte dedicata alle nostre personali valutazioni che sono utili ai commissari per valutare la maturità raggiunta dallo studente. Infatti aggiunge che esprimersi e capire quello che si legge mette al riparo dalle fake news e dall’incapacità di distinguere tra propaganda e buona informazione. Dice infine che “….i vincoli non rappresentano un condizionamento della prova e non devono essere intesi come dei pesi per lo studente, ma come delle guide. Proprio come una strada con una segnaletica che serve per orientarsi meglio”.
Per quanto riguarda la prova orale, varie domande sono state poste al linguista Serianni soprattutto incentrate sulla parte inerente “Cittadinanza e Costituzione”. Sebbene la prova orale non sia stata un suo preciso argomento di lavoro, il professore ci ha suggerito di cercare di capire cosa significhi essere un cittadino e di leggere attentamente gli articoli 1 e 54 della Costituzione Italiana. Ci ha inoltre indicato che uno spunto interessante per la discussione della prova orale potrebbe essere il collegamento tra il percorso di alternanza scuola lavoro da noi intrapreso e un argomento di Cittadinanza e Costituzione.
La cultura deve essere intesa come un dovere dello studente che deve costruire il suo futuro. Un futuro che in questi anni è sempre più incerto dal punto di vista lavorativo in Italia, basti pensare, come ha sottolineato il prof. Serianni, alla cosiddetta “fuga dei cervelli”, fenomeno sempre più dilagante che non si manifesta unicamente nel mondo della ricerca. Le ragioni percepite solo come ragioni puramente di ordine finanziario in realtà sono molto spesso legate a impedimenti e limiti che rendono la vita in Italia molto difficile. Anche se questo fenomeno non può essere ignorato, Il prof. Serianni ci ha incoraggiato a studiare e studiare per essere concorrenziali in questo mondo sempre più competitivo e specialistico, dove il merito “in qualche modo” viene premiato. La trasversalità del sapere e l’impostazione scolastica multidisciplinare sono ancora i nostri punti di forza sia in Italia che all’estero.
Rimane, però, una domanda in sospeso che non trova risposta tra le parole del Professore ossia come fare a conciliare la trasversalità del sapere dell’educazione scolastica con la direzione estremamente specialistica che l’università ci richiede. Pur apprezzando l’idea di una cultura senza confini, noi tutti ci chiediamo quale sia il momento di continuità tra questi punti di vista così differenti del sapere.
Il tempo della conferenza è trascorso così velocemente che ci siamo trovati di fronte agli occhietti acuti del Professore che ci stava salutando e augurava a tutti i ragazzi del Liceo un’ottima prima prova d’esame!
In bocca al lupo a tutti i ragazzi delle classi quinte che dal 19 giugno affronteranno le prove del loro ultimo esame da liceali e “le prime da studenti maturi”.

Camilla d’Angelo 5°B