Gli sfidanti al Consiglio d’Istituto affilano le armi. Obiettivi, programmi, pregi e difetti di tutte le liste.

Lista 1 “NOI CON VOI”: Giacomo Pellicciaro (IV A), Alessio Pellicciotta (IV F), Davide Nasuti (III L), Nicola Fresco (V D). 

Lista 2 “SILEO”: Antonio Di Toro (V A), Giuseppe Bellisario (V A), Giorgia Galante (IV D), Francesco Bozzelli (IV B). 

Lista 3 “YOSHI”: Luca D’Addario (V E), Samuele Stante (IV D), Sabia Romagnoli (V D), Daniele D’Alonzo (IV G), Mattia Russo (V B).  

“Passiamo dalle parole ai fatti”, poteva essere questo lo slogan per ognuna delle liste che si sono presentate ed è questa la prima domanda che poniamo ai candidati: 

Come saranno le nuove assemblee? 

Lista 1: “Le assemblee sono un punto fondamentale del nostro programma: abbiamo già stilato, per renderle più efficaci, un calendario tematico. Tutte le proposte relative alle assemblee saranno presentate durante il comitato studentesco. Il mese di dicembre vedrà affiancarsi il concerto di Natale alla settimana dello studente. Nel mese di gennaio affronteremo l’importante tema della memoria, cercando di trattare anche il ricordo delle foibe. Durante l’assemblea di febbraio si parlerà di “prevenzione online” con l’intervento della polizia postale, mentre il mese di marzo vedrà protagonista il cinema, con la giornata dedicata alla piattaforma Netflix e l’uscita didattica al cinema, che, a differenza dello scorso anno, sarà estesa anche al biennio. Il tema dell’assemblea di aprile sarà “la vita” con l’intervento di Sammy Basso, un cittadino italiano affetto da progeria, che per diffondere le conoscenze sulla propria malattia e per promuovere la ricerca ha fondato l’Associazione Italiana Progeria Sammy Basso.” 

Lista 2: “Durante le nostre riunioni abbiamo spesso parlato delle assemblee. Sono uno dei nostri punti fondamentali e ci teniamo davvero tanto. Ci siamo trovati tutti in accordo sul fatto che esse debbano essere completamente riorganizzate in quanto negli anni la tendenza a fare assenza o ad usare le assemblee come una pura perdita di tempo è andata via via peggiorando. L’unico modo per suscitare un nuovo e rinnovato interesse da parte degli studenti è quello di rendere le assemblee un momento di formazione per ogni alunno, allontanandosi dalle tematiche prettamente didattiche e concentrandosi su ciò che realmente servirà loro in una futura prospettiva lavorativa. Secondo noi, solo ospiti esterni e figure prese da una realtà diversa da quella scolastica possono suscitare questo interesse. A livello prettamente organizzativo pensiamo sia giusto avere un momento di ritrovo iniziale con tutti gli alunni per elencare in modo preciso i punti all’ordine del giorno e indirizzare gli alunni nella scelta dei corsi nella maniera migliore possibile.” 

Lista 3: “Vogliamo cercare di rivalutare le assemblee che da qualche anno, forse, vengono  scambiate da molti come giornate per stare a casa. Speriamo di far capire il vero valore dell’assemblea in particolare ai ragazzi del biennio in quanto loro sono il futuro di questa scuola. L’obiettivo è quello di rendere più attivo il ruolo degli studenti durante queste giornate sia affidando loro la realizzazione di alcuni corsi ma anche stabilendo i temi delle giornate  ascoltando i pareri dei rappresentanti di classe durante il comitato studentesco. In questo modo le idee di ogni classe saranno tenute in considerazione. I corsi degli studenti verranno controllati per assicurare la loro validità nei giorni precedenti l’assemblea, in questo modo cercheremo di evitare che ci siano corsi improvvisati e poco formativi. Altri corsi saranno invece affidati ai docenti ed altri ancora ad esperti esterni in modo da relazionarci anche con altre figure e per portare un po’ del mondo esterno nella nostra scuola. Cercheremo di rendere i corsi meno confusionari assegnando un numero limitato di posti per ogni corso e facendo delle iscrizioni nei giorni che precedono l’assemblea, in questo modo ognuno potrà organizzare la propria giornata scegliendo i corsi da frequentare in anticipo. Il tutto sarà svolto in collaborazione con il servizio d’ordine che riveste sicuramente un ruolo importante per una buona riuscita dell’assemblea.”  

Un difetto delle altre due liste? 

Lista 1: “Consideriamo i loro programmi in parte riduttivi, probabilmente non interverranno su tutti gli aspetti sui quali, invece, si concentrerà la lista 1.” 

Lista 2: “La lista 1 si dimostra scarsamente coerente con le proprie scelte e i propri punti facendo realmente acqua da tutte le parti. Per quanto riguarda la lista 3 non ci sono difetti, almeno in questi giorni di campagna elettorale e ammiriamo molto il loro lavoro e impegno.” 

Lista 3: “Ci sentiamo in sintonia con la lista 2, con la quale abbiamo delle idee e dei punti molto simili. Relativamente alla lista 1 pensiamo che le idee siano belle ma che forse, per la grande quantità di punti, ci sia una scarsa probabilità di realizzazione. 

Un pregio delle altre liste? 

Lista 1: “Tutte le liste hanno presentato dei programmi efficaci e sono state capaci di individuare le più urgenti problematiche della nostra scuola.” 

Lista 2: “Nella lista 1 ci sono numerose proposte e progetti: ma siamo davvero sicuri che sia un pregio? Per quanto riguarda la lista 3 invece pensiamo che sia un gruppo coeso e compatto con idee realizzabili e molto coinvolgenti.” 

Lista 3: “Sicuramente nessuno si ritiene più importante degli altri, infatti tutti noi siamo fondamentali per il conseguimento delle nostre proposte. Proprio per questo, anche dopo l’elezione dei rappresentanti, ci consulteremo per le scelte da prendere per il bene del nostro istituto.” 

Vincenzo Polidoro (VD), Natalia Brighella (VD), Daniele Di Prinzio (VB)

I rappresentanti della Consulta Provinciale. Conosciamoli meglio.

Il 24 ottobre 2019 presso il Liceo Scientifico “Galileo Galilei” si sono tenute le elezioni per la Consulta Provinciale. L’esito delle votazioni ha visto come vincitori Edoardo Di Nunzio della V B e Kristian Gjika della IV F. In questa intervista cerchiamo di conoscerli meglio.

Redazione: Nome?

Edoardo: Edoardo.

Kristian: Kristian.

Redazione: Cognome?

Edoardo: Di Nunzio.

Kristian: Gjika.

Redazione: Dal momento che diversi, sfortunatamente, non hanno la benché minima idea di cosa sia la consulta provinciale, potreste spiegarci brevemente di cosa si tratta?

Edoardo: La consulta provinciale è un organo consultivo formato da due rappresentanti per istituto della provincia; all’interno di essa ci si confronta con gli altri studenti su problematiche e temi comuni alle varie scuole.

Kristian: La C.P.S. è un organismo istituzionale che si riunisce in assemblee plenarie aventi cadenza mensile. Le funzioni sono molto varie e, in linea di massima, l’obiettivo è quello di rappresentare la scuola ad un livello superiore a quello del singolo istituto. Ciò porta alla creazione di reti di scuole che collaborano per migliorare il tenore di vita in tutti gli edifici scolastici della provincia.

Redazione: Appurato il significato del ruolo che ricoprite vorremmo sapere quali sono i motivi che vi hanno spinto alla candidatura.

Edoardo: Mi sono candidato perché ci sono diversi aspetti migliorabili nella nostra scuola che vorrei contribuire a cambiare in meglio.

Kristian: Mi sono candidato perché credo di poter contribuire in maniera effettiva al miglioramento di questa scuola attraverso le idee che ho proposto con la mia lista. 

Redazione: Provenienti da due liste diverse, avete sicuramente avuto di che discutere. Nonostante ciò, avete già trovato dei punti in comune?

Edoardo: Si , abbiamo molti punti in comune, a partire da quello che è il nostro obiettivo principale per quest’anno e cioè la riapertura della Batcaverna.

Kristian: Si, con Edoardo finora sono riuscito a lavorare bene. Nonostante proveniamo da liste diverse il fine ultimo è quello di migliorare la scuola.

Redazione: Avendo acquistato ormai un po’ di “potere” ed essendo responsabili anche in minima parte di noi, credete di essere in grado di cambiare la scuola o per lo meno migliorarla?

Edoardo: Il cambiamento non parte mai dal singolo , dobbiamo essere tutti noi insieme ( noi scuola ) a farci valere e a manifestare i nostri problemi. Quello che possiamo garantire è l’impegno per far mobilitare tutti gli studenti affinché si cambi veramente.

Kristian: Sono convinto che dei cambiamenti possano avvenire già quest’anno. Abbiamo avuto un colloquio con il Vicepreside e abbiamo delineato quelli che saranno i punti su cui ci focalizzeremo nel prossimo periodo.

Redazione: Sinceramente, credete che l’esito delle elezioni sia dovuto alle vostre idee o anche ad altro?

Edoardo: Penso che il mio programma sia molto valido , concreto e chiaro e gli studenti lo hanno capito dandomi una grande fiducia.

Kristian: Ritengo che i voti che ho ricevuto siano dovuti alle idee che ho portato durante il dibattito e che la maggioranza dei consensi siano dovuti alle mie proposte.

Redazione: Che cosa pensate della visibilità che questo ruolo vi sta portando o vi porterà in futuro?

Edoardo: Ti dà molta visibilità quest’incarico. Ma è anche e soprattutto una grande responsabilità poiché devi cercare di essere di esempio per gli altri.

Kristian: Non ho notato grandissimi cambiamenti nella quotidianità scolastica. Sicuramente ora ci sono più persone che sanno il mio nome e mi conoscono di vista, ma ciò non influisce in maniera rilevante.

Redazione: Dopo averci illuminato in ambito formale, siamo curiosi di conoscervi meglio.

Redazione: Da dove vieni?

Edoardo: Vengo da Treglio ma mi ritengo un lancianese a tutti gli effetti.

Kristian: Ortona.

Redazione: Qual è la tua materia preferita?

Edoardo: Matematica.

Kristian: Non ne ho una in particolare, ma ho una vocazione più scientifica che umanistica, quindi la scelta ricade su una tra matematica, scienze e fisica.

Redazione: Qual è il tuo sport preferito?

Edoardo: Ciclismo.

Kristian: Il calcio, anche se apprezzo anche le arti marziali.

Redazione: E la tua ragazza ideale?

Edoardo: Beh che dire….  Sicuramente una ragazza sveglia , simpatica , solare, che ami fare sport e condurre una vita sana.

Kristian: Non ho in mente un’immagine precisa di come sia, sicuramente deve essere una ragazza intelligente, con cui mi trovi bene e possa parlare liberamente.

Redazione:  Che cos’è per te l’amore?                                                    

Edoardo: L’amore è il motore della vita. Tutto ciò che facciamo è guidato dall’amore… L’amore per le attività preferite, l’amore per i nostri familiari e amici e poi l’amore per la persona speciale da cui ti senti apprezzato e che apprezzi pur essendo inizialmente a te estranea.                                  

Kristian: L’amore è l’istinto umano meno razionale che ci sia, perché va al di là di tutto e tutti. Se è vero, forma legami indissolubili che spesso visti da fuori non hanno senso.

Redazione: Nella vita tendete a seguire il lato razionale, e quindi la ragione, o quello irrazionale, ovvero il cuore?

Edoardo: Il cuore è una componente importante per me, però cerco sempre di essere il più razionale possibile valutando le possibilità ed i rischi di ogni cosa che faccio.

Kristian:  Mi piace pensare di essere razionale e di fare la maggior parte delle mie azioni ragionando. Ovviamente non è sempre così e spesso l’istinto e la passione possono portare a soluzioni impensabili.

ROSSELLA CEFARATTI e JESSICA DI SCIULLO  3F

Il mare arrossisce tra sangue e vergogna

Se fosse tuo figlio
riempiresti il mare di navi
di qualsiasi bandiera.

Vorresti che tutte insieme
a milioni
facessero da ponte
per farlo passare.

Premuroso,
non lo lasceresti mai da solo
faresti ombra
per non far bruciare i suoi occhi,
lo copriresti
per non farlo bagnare
dagli schizzi d’acqua salata.

Se fosse tuo figlio ti getteresti in mare,
uccideresti il pescatore che non presta la barca,
urleresti per chiedere aiuto,
busseresti alle porte dei governi
per rivendicare la vita.

Se fosse tuo figlio oggi saresti a lutto,
odieresti il mondo, odieresti i porti
pieni di navi attraccate.
Odieresti chi le tiene ferme e lontane
da chi, nel frattempo
sostituisce le urla
con acqua di mare.

Se fosse tuo figlio li chiameresti
vigliacchi disumani, gli sputeresti addosso.
Dovrebbero fermarti, tenerti, bloccarti,
vorresti spaccargli la faccia,
annegarli tutti nello stesso mare.

Ma stai tranquillo, nella tua tiepida casa
non è tuo figlio, non è tuo figlio.
Puoi dormire tranquillo
E soprattutto sicuro.
Non è tuo figlio.

È solo un figlio dell’umanità perduta,
dell’umanità sporca, che non fa rumore.

Non è tuo figlio, non è tuo figlio.
Dormi tranquillo, certamente
non è il tuo.
(Sergio Guttila)

Razzismo, una parola che mette i brividi.
Questa poesia di Sergio Guttila, ci getta in faccia la realtà. Il nostro è un costante sentirci lontani, non toccati da quello che accade attorno a noi come se non facessimo parte di questo mondo. Siamo convinti che il diverso, “l’altro” non abbia i nostri stessi diritti. Anche nella semplice quotidianità, ci impegniamo a mettere in risalto le differenze che allontanano e dividono, anziché le somiglianze e le affinità e quei tanti aspetti che accomunano ed uniscono. Di razza ne esiste una sola, quella umana. Ma questa per molti è una verità scomoda da accettare. E così il mare arrossisce tra sangue e vergogna. Spesso dimentichiamo di essere tutti parte di una stessa vita. Questa convinzione di superiorità, quell’idea maniacale e spaventosa oltreché delirante e infondata di purezza e perfezione ha portato anni fa come ben sappiamo (o dovremmo necessariamente sapere) a quella che prende il nome di Shoah, macchia indelebile nella storia della Storia. Il momento in cui l’uomo, quasi più macchina che essere pensante, ha probabilmente raggiunto il grado più basso della sua esistenza. É impensabile ascoltare ancor oggi dai vari notiziari che una donna, Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, ai campi di sterminio nazisti, testimonianza vivente di ciò che è stato e non deve più essere, sia ora costretta a girare sotto scorta perché da molti minacciata, insultata e disprezzata. Per loro la senatrice ha compiuto un errore. È sopravvissuta. Questo suo impegno continuo nel fare memoria, dentro e fuori la Camera del Senato, è motivo di fastidio per quei molti che avrebbero preferito che le cose andassero diversamente. Questo è il segno che purtroppo é ancora presente nel mondo un forte odio, un odio che fa paura, spaventa, terrorizza. Un odio accresciuto da un sempre più forte indifferentismo, un disinteresse angosciante che oggi più che mai trova consensi e terreni fertili in cui radicarsi.

Cristian Torosantucci 3°G

Random Comics

Here’s some random old comics i had in my “work” folder.

I decided to translate them and post them here because why not (because they’re garbage here’s why not).

Enjoy! (or not. I’m a discount cartoonist, not a professional clown)

9 novembre 1989. Cade il muro.

Il 9 novembre scorso il mondo intero ha celebrato il trentesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino.

Il Muro di Berlino, costruito la notte a ridosso tra il 12 ed il 13 agosto 1961 dai sovietici, non è stato solo simbolo della conflittualità tra il blocco americano e quello sovietico, ma anche un divisorio di ideologie, modi di vivere, tra liberismo e socialismo, tra democrazia e dittatura, tra occidente ed oriente.

Il muro, lungo 155 chilometri, alto circa 4 metri e largo 1,5, divise quasi duecento strade, quaranta linee di tram, tre di metropolitana, tre autostrade arrivando addirittura a fiumi e laghi e persino intere famiglie, e causò la morte di circa duecento persone, da parte delle guardie della DDR, che volevano raggiungere l’Ovest della città, su circa cinquemila tentativi.

Il 12 giugno 1987, l’allora presidente USA Reagan in un celebre discorso pronunciato davanti alla Porta di Brandeburgo esortò il segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica Gorbacev ad abbattere il muro con la celebre frase “Tear down this wall!”.

La sera del 9 novembre 1989, in seguito ad una stagione di malcontenti, la DDR annunciò in diretta televisiva l’apertura della frontiera con la parte occidentale della città e perciò, in decine di migliaia di persone si riversarono in massa verso il Muro, sorpresero le guardie ed entrarono a Berlino Ovest dove furono accolte con clima festoso dai fratelli occidentali, che cominciarono ad offrire birra nei locali vicini al Muro. Quella apparentemente normale serata autunnale si trasformò quindi in una serata di gioia per tutti gli abitanti di Berlino, non più divisa, e di sollievo per i cittadini di tutto il mondo, che seguivano gli sviluppi della vicenda in diretta sugli schermi televisivi di tutte le case. Nei giorni seguenti cittadini di entrambe le parti cominciarono a far cadere fisicamente il muro a colpi di piccone e inni alla libertà.

Al crollo del muro seguì un immediato effetto domino che portò alla caduta dei regimi comunisti di Romania, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia e Bulgaria, le dissoluzioni dell’Unione Sovietica e della Jugoslavia e l’unificazione delle due Germanie nel giro di pochi mesi.

Numerosi sono stati gli artefici di questa storica impresa. I più famosi sono Ronald Reagan, presidente degli Stati Uniti d’America dal 1981 al 1989, che con le sue pressioni su Gorbacev riuscì a far ammorbidire la sua posizione sul comunismo, appunto Michail Gorbacev, segretario generale del PCUS dal 1985 al suo scioglimento, che aveva guidato l’Unione Sovietica lungo il processo della perestrojka (ricostruzione), apportando alcune riforme all’economia socialista, l’allora Papa San Giovanni Paolo II, polacco, eletto al soglio pontificio quando ancora il suo Paese era nella profonda dittatura, e che riuscì, con il dialogo, ad aiutare nella battaglia contro la dittatura comunista non solo il suo popolo. Altri artefici furono dei veri e propri partigiani politici come Lech Walesa, sindacalista polacco amico del pontefice, che portò avanti le sue battaglie non senza difficoltà, e che fu poi eletto primo Presidente della Polonia democratica, e Vaclav Havel, scrittore e sostenitore della battaglia non-violenta della Cecoslovacchia, anche lui eletto Presidente, prima della Cecoslovacchia e poi della Repubblica Ceca.

La caduta del Muro è stata quindi l’inizio di un periodo di pace che tutt’ora unisce i Paesi Europei, ormai lontani dai più grandi crimini del Novecento, le dittature fasciste e comuniste, uniti in modo reciproco dal rispetto e dal ricordo dei milioni di morti silenziosi che le dittature hanno generato.

Valentino Stampone (classe II-A)