L’arte di essere una classe

Ho notato che in diverse classi alcuni ragazzi (me compreso) si divertono a decorare le pareti con dei disegni, e la loro musa ispiratrice siete voi! Opere d’arte si nascondono in ogni classe, solo in attesa di essere scoperte… Ecco quelle che ho “trovato” finora:

Autrici (e autore ಠ‿↼ ):
Ilaria Fontana
Debora D’angelo
Irene Trilicoso
Asia Di Lello
Annachiara Scisci
Cristina Arezzo
Giovanni Mubake

(fuori dalla 4L)
Autore:
Paolo De Iuliis
Autore: io ◔ ⌣ ◔

Oppure c’è chi preferisce altri soggetti per abbellire la classe… ma di certo non sono da meno!

4F (rip Alberto che ho dovuto censurare perché minorenne)
Autori:
Gabriel Andrés De Simone
Emanuele Salvatore
Sfortunatamente non sono onnisciente e potrei aver mancato alcuni disegni sparsi per la scuola…
Beh che aspettate? Venite a farmelo sapere!
Emanuele Di Sante 5F

Dio esiste?

Il problema dell’identità di Dio è vecchio quanto l’umanità stessa. L’uomo nel corso dei millenni ha formulato varie risposte per poter definire il divino, il suo ruolo con l’esistente e i fenomeni. Con questo corso, nel nostro piccolo, entreremo a far parte di questo importante dibattito attraverso il dialogo, l’interrogazione di noi stessi e soprattutto abbondante curiosità.”
Durante la settimana dello studente, tra i numerosi corsi che gli studenti hanno organizzato, ha attirato la mia attenzione il corso “GOD HUNTER: Identificazione del divino” di Luca De Iuliis.
Il corso è il risultato di studio e preparazione completamente autonomi, riguardo a diversi argomenti, partendo da principi filosofici quali il principio di non contraddizione o il principio di ragion sufficiente, arrivando fino al concetto di Dio e ai paradossi legati ad esso.
Benché non esista una risposta definitiva alla domanda posta nel titolo, questo corso è stato un modo interessante di approfondire l’argomento sotto un punto di vista filosofico e dibattere sul significato stesso della religione.

UNA SETTIMANA ALTERNATIVA

Quest’anno la nostra scuola ha voluto organizzare una settimana un po’ particolare, completamente diversa dalle classiche lezioni che ogni giorno siamo abituati a fare. I nostri 4 rappresentanti d’istituto, infatti, d’accordo con la preside, hanno deciso di dare vita alla “settimana dello studente”, durante la quale ognuno di noi avrebbe potuto partecipare a moltissimi corsi organizzati dagli alunni stessi. A partire dalla terza ora del martedì, la scuola si è completamente trasformata. Non era più la scuola noiosa e silenziosa di ogni giorno, ma era diventata una sorta di città per ragazzi. C’erano corsi di ogni tipo: da quelli un po’ più leggeri e divertenti, come il corso sui videogiochi o quello sul cubo di rubik,altri in cui si discuteva di problematiche e argomenti di attualità, come l’immigrazione, altri ancora dove venivano simulati test d’ingresso universitari(solo per il triennio), e persino i cineforum, dove venivano proiettati film di ogni genere. Senza ombra di dubbio però, i corsi più entusiasmanti sono stati quelli dove figuravano degli “esterni”, persone che venivano nella nostra scuola per spiegarci il loro lavoro. Le figure presenti sono state diverse: dalla Guardia di Finanza alla Croce Rossa, da un’insegnate di un carcere al presidente della Consulta Provinciale, fino ai DJ. L’esperienza si è conclusa venerdì, con un saluto-ringraziamento finale che ha chiuso col botto questa settimana. Sinceramente mi è piaciuta moltissimo, perchè oltre a divertirmi (cosa che spesso non succede a scuola() ho imparato anche diverse cose da alcuni corsi a cui ho partecipato. Nel complesso, l’unica nota negativa, è stata forse l’organizzazione, ma che tutto sommato, per essere il primo anno, era anche ben fatta. Ringrazio dunque tutti i rappresentanti e la preside per questa fantastica esperienza, con la speranza che si possa ripetere anche negli anni futuri.

Jacopo Caravaggio I H

Il MARE HA SOMMERSO UN SOGNO

IL LIBRO SI INTITOLA “NON DIRMI CHE HAI PAURA”, L’ AUTORE È GIUSEPPE CATOZZELLA; LA CASA EDITRICE L’ “ UNIVERSALE ECONOMICA FELTRINELLI”. PUBBLICATO NEL 2014 , NELLO STESSO ANNO HA VINTO IL PREMIO “STREGA GIOVANI”.
IL ROMANZO NARRA LA STORIA DI UNA RAGAZZINA SOMALA, ABITANTE A MOGADISCIO, CHE HA LA CORSA NEL SANGUE. IL SUO NOME È SAMIA E CORRE INSIEME AL SUO AMICO ALÌ PER LE STRADE STERRATE E POLVEROSE, A PIEDI SCALZI. LA PASSIONE PER LA CORSA UNISCE I DUE RAGAZZI, NONOSTANTE APPARTENGANO A GRUPPI ETNICI DIVERSI, IN CONTINUA LOTTA TRA LORO. ESSI HANNO INFATTI ASSIMILATO L’ EDUCAZIONE DEI GENITORI, BASATA SUL VECCHIO PROVERBIO AFRICANO: “ SIAMO TUTTI FIGLI DELLA STESSA PATRIA”. LE VARIE DIFFICOLTÀ, DOVUTE ALLA GUERRA E AGLI INTEGRALISTI, CHE RECLUTANO I GIOVANI E LI TRASFORMANO, NON IMPEDISCONO A SAMIA DI ALLENARSI E DI COLTIVARE IL SUO SOGNO. PARTECIPA PER LA PRIMA VOLTA ALLE CORSE DI HARGEYSA E VINCE. DA QUEL MOMENTO ENTRA A FAR PARTE DEL COMITATO OLIMPICO SOMALO, CHE LE PERMETTE DI ARRIVARE ALLE OLIMPIADI DI PECHINO. ADESSO LE OLIMPIADI DI LONDRA L’ASPETTANO E NIENTE LE FA PAURA, NEMMENO L’ AVVENTURA DEL DESERTO E, POI, DEL MEDITERRANEO.
LA STORIA DI SAMIA È AVVINCENTE E SPINGE A PENSARE CHE UN SOGNO, ANCHE SE ASSURDO, PUÒ REALIZZARSI, TANTO CHE, DALLE PRIME PAGINE, È PARSO CHE SAMIA DICESSE A NOI RAGAZZI: “ABBIATE UN SOGNO E PERCORRETE TUTTE LE STRADE PER REALIZZARLO”. INFATTI LA GUERRA, LA POVERTÀ, LA VIOLENZA DEGLI INTEGRALISTI E LA MANCANZA DI LUOGHI PER ALLENARSI, NON LE HANNO IMPEDITO DI CORRERE PER SÉ, PER LA SUA FAMIGLIA E ANCHE PER LA SUA TERRA. MA LA TRAGEDIA DI UN POPOLO, DIVENTA TRAGEDIA INDIVIDUALE, QUANDO SI DEVONO PRENDERE DELLE DECISIONI DRASTICHE CHE SPINGONO AD AFFRONTARE DIFFICOLTÀ TROPPO GRANDI PER UN’ ADOLESCENTE. A QUESTO PUNTO, ALLA TRAGEDIA DELLA GUERRA, SI UNISCE IL DRAMMA DEI PROFUGHI, CHE FUGGONO PER LA SALVEZZA. LE IMMAGINI E LE STORIE DI CHI AFFRONTA LE DUNE DEL DESERTO, LA VIOLENZA DEI PREDONI E IL MARE APERTO, DOVREBBERO SPINGERE TUTTI AD ESSERE FRATELLI, PERCHÉ APPARTENENTI AD UNA STESSA UMANITÀ.
TANTI I PROBLEMI EMERSI DAL LIBRO: LA POVERTÀ DI UNA TERRA; L’INTEGRALISMO, CHE RECLUTA I RAGAZZI; LE FAMIGLIE CHE SI SGRETOLANO ALLA RICERCA DI UNA VITA MIGLIORE; LA MIGRAZIONE, CONSEGUENZA DELLA GUERRA; LA VIOLENZA DEI MERCANTI DI ESSERI UMANI; LE CONSEGUENZE DEL COLONIALISMO ITALIANO (GLI OCCHI AZZURRI DI AMHED); IL MANCATO SVILUPPO.

LORENZO ESPOSITO I H

                                                                                                 

A testa alta

  

Il 16 gennaio scorso ho avuto il grande onore e l’immenso piacere, come redattore del Cannocchiale , di conoscere Federica Angeli, nota giornalista di Repubblica, impegnata da anni nella denuncia e nella lotta contro la mafia, e autrice, tra gli altri, del libro “Il gioco di Lollo”, nel quale racconta la sua vicenda dal punto di vista del figlio maggiore Lorenzo.
Tra le tante domande, postele dagli studenti delle scuole lancianesi durante un serrato e coinvolgente dibattito, anche la mia:
“Come pensa si possa organizzare un lavoro di squadra tra scuola e famiglia per educare i giovani alla legalità?”
“Penso che siamo noi adulti – ha risposto – a dover spianare la strada, nulla toglie però che possa venire anche da voi un’idea, o un buon consiglio. Le persone dovrebbero cogliere questa domanda che tu rivolgi a me, come un invito palese ed evidente a fare qualcosa. Quindi io, che sono una persona pratica, comincerei dall’organizzare un’assemblea, parlarne con gli altri studenti, coinvolgere i genitori e gli insegnanti e farli convergere verso lo stesso obiettivo.

Quali aspettative potresti avere tu, ragazzo, da questo incontro? Potrebbe essere messo in un’agenda di legalità? Ti ha dato e ti ha lasciato dei messaggi positivi? Sì? Allora, per la prossima volta, metti all’ordine del giorno: invitare Federica Angeli. Poi leggi e informati molto; ovviamente gli strumenti che hanno gli adulti, quindi i genitori e gli insegnanti, sono quelli per farti capire quali letture affrontare, quali persone invitare, quale percorso fare, che può essere anche un percorso che parta dal cinema. È uscito ad esempio un film sulla mia storia; la prossima volta che torno a Lanciano e ci vediamo, genitori, insegnanti e ragazzi, potremmo vedere insieme il film invece di parlare del libro. Tutto però nasce e si sviluppa dal dialogo; là dove c’è chiusura non si arriva a niente, là dove c’è dialogo c’è creazione di una comunità e quindi ribaltamento delle regole, perché io spero che tu abbia capito che è possibile ribaltare le regole. Ne sei persuaso? E allora “dajje!!!.”

Riflettendo su quanto ascoltato dalla viva voce della giornalista, che dal 2013 vive sotto scorta per aver denunciato le attività malavitose della mafia ostiense, abbiamo compreso che viviamo in un mondo in cui ci viene chiesto di stare zitti e di far finta di nulla, di mettere le mani sugli occhi ed evitare di far casini, “che di casini ce ne son fin troppi”. Ci vogliono complici, ma chi tace e omette è colpevole tanto quanto chi agisce e spezza vite, senza un minimo di coscienza, senza un’anima. Sta a noi scegliere, se nasconderci dietro un dito facendo finta che non stia accadendo nulla, o avere la forza, come pochi, di denunciare e quindi combattere. Spesso crediamo che lotte di quartiere, lotte tra famiglie, attività malavitose, sparatorie continue che spesso puniscono innocenti, vittime per caso, uomini, donne, bambini nel posto sbagliato al momento sbagliato, siano cose che non ci riguardano semplicemente perché magari le sentiamo lontane, incapaci di toccarci da vicino. É qui l’errore: il pensare solo a noi stessi. Quando Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato… decisero di parlare, di denunciare, di far sentire la propria voce, il proprio disappunto, sapevano benissimo che nel momento esatto in cui i loro sguardi avrebbero incrociato quelli sbagliati la loro vita sarebbe cambiata. Erano fantasmi che vivevano in un limbo eterno, nelle mani dei loro nemici. Quando ci si batte per qualcosa di così importante come la lotta alla mafia, alla criminalità, con la volontà di permettere ai propri figli e ai figli degli altri di vivere in un mondo in cui per sporgersi da un balcone non occorre avere una scorta, non occorre vivere ogni giorno letteralmente come se fosse l’ultimo, con la paura e l’angoscia di chi sa di essere controllato, ci si dimentica un po’ di sé. Si pensa al bene comune, a ciò che è giusto e non a ciò che conviene.

Una lezione insomma di enorme coraggio e profondo amore della giustizia.

Cristian Torosantucci III G