Quanto vale un lavoro?

Pochi giorni fa è stata la festa dei lavoratori, ovvero il 1 Maggio.
Quest’anno a differenza degli altri anni non abbiamo potuto festeggiare con manifestazioni e concerti, ma stando in casa per la salute di tutti.
Il lavoro è qualcosa di fondamentale, essenziale, che nobilita l’uomo, gli conferisce dignità e gli consente di essere libero e indipendente.
In questi giorni una domanda mi frulla in testa: il lavoro è sicuro? Ci sono delle contrapposizioni tra lavoro e salute?
Al giorno d’oggi si può lavorare con tranquillità?
Il posto in cui andiamo a lavorare dovrebbe essere un posto sicuro,
questo però ancora non accade.
Solo nel 2019 ci sono state 704 vittime sul lavoro, gli infortuni più di 64000.
I dati come possiamo notare sono molto allarmanti e per niente confortanti.
Le morti sul lavoro accadono spesso per questioni banali, che il più delle volte si possono evitare. Il ruolo della sicurezza e del rispetto delle norme sono fondamentali per scongiurare disastri. I datori di lavoro molto spesso non rispettano le regole e anzi a volte le ignorano completamente,poiché richiedono costi, spesso elevati, che riducono il guadagno.
Uno tra i tanti esempi è l’Ilva di Taranto.
Per chi non lo sapesse vi è una fabbrica nel centro della città che produce acciaio, dove lavorano migliaia di operai.
Ogni anno in questa città muoiono molte persone, non solo operai ma anche i cittadini stessi, morti dovute principalmente all’inquinamento che la fabbrica causa.
Un altro caso analogo si è verificato in Piemonte a Casale Monferrato, in una fabbrica che lavorava l’amianto, materiale scopertosi cancerogeno.
Si può fare anche un altro esempio: quello degli ospedali in questo periodo di emergenza.
Gli operatori sanitari non hanno abbastanza dispositivi di protezione, tanto è vero che il numero dei decessi è salito a 155. Questi dovrebbero essere i più tutelati poiché sono proprio loro a stare a contatto con situazioni ad alto rischio e pericolo.
Si può parlare anche di un altro tipo di lavoro, anche se io non lo considero affatto tale: il caporalato.
Per chi non sapesse di cosa sto parlando, il caporalato è una vera e propria forma di schiavitù. 
Sono per lo più braccianti africani, che pur di guadagnare pochi spiccioli al giorno per  sopravvivere, vengono costretti dalla criminalità organizzata a lavorare i campi per più di 12 ore al giorno in nero, quindi senza alcun tipo di contratto legale.
Ovviamente non vengono rispettati i diritti dei lavoratori e non vi è alcun tipo di tutela. Questo tipo di illegalità viene effettuata soprattutto nel meridione.
Come abbiamo visto lavoro e salute non coincidono sempre e quindi la domanda sorge spontanea: di cosa ha più bisogno l’uomo? Di vivere o di lavorare?
Entrambe le cose sono necessarie, ma l’importante è vivere in salute e lavorare in sicurezza rispettando i diritti dei lavoratori.

Federica Levante III H