“The Haber_Immerwhar File”

Scienza e nazionalismo nel dramma di Fritz Haber, Nobel dimenticato

Dialogo teatrale a cura della compagnia L’aquila Signorina

Fritz Haber

Il 19 dicembre si terrà nel nostro liceo una rappresentazione teatrale riguardante la vita di Fritz Haber,  un chimico che cambiò radicalmente quella che era la visione delle tattiche militari. Haber ebbe una vita umana e professionale piena di luci ed ombre.  In lui si incarnano entrambe le facce della scienza. Il suo personaggio si intreccia con le vicende di entrambi i conflitti mondiali, ma anche e soprattutto con la storia della chimica e della chimica-fisica, ma vediamo meglio la sua storia

Chi era Fritz Haber?

Text Box:          Clara Immerwahr
Clara Immerwahr

Fritz Haber (1868-1934) fu un chimico tedesco di origini ebree, viene ricordato come premio Nobel per la chimica nel 1918 per aver sviluppato, insieme a Carl Bosch, il processo di sintesi dell’ammoniaca dai suoi elementi, utilizzando come catalizzatore il ferro. Ma partiamo dall’inizio. Studiò in diverse università, come quella di Heidelberg (sotto la direzione di Robert Bunsen), di Berlino e all’Ecolè technique di Charlottenburg, Ma, studiando sotto la guida di professori molto severi e metodici, perse molto del suo interesse per la chimica, e, prima di iniziare la sua carriera come chimico vero e proprio, provò ad imparare il mestiere del padre (produttore di tinte per tessuti), presso il politecnico di Zurigo. Durante gli anni di studio sposò la prima donna laureata in chimica in Germania, Clara Immerwahr, con la quale ebbe un figlio l’anno seguente. Negli anni immediatamente successivi a questo tentativo si trasferì a Karlsruhe, dove lavorò a quello che poi fu il motivo del suo Nobel. Con l’arrivo della prima guerra mondiale, Haber decide di unirsi agli altri intellettuali del tempo per firmare il Manifesto dei Novantatré (3 ottobre 1914, il manifesto smentiva la responsabilità della Germania nella prima guerra mondiale) e si arruolò come volontario. Ovviamente venne inserito nel settore scientifico per la ricerca di esplosivi con l’avvento della “Guerra chimica”. Haber convinse lo Stato Maggiore ad usare i gas tossici, nonostante l’adesione alla convenzione dell’Aia e, sotto la sua direzione, furono create le prime Gastruppe. Le sue ricerche resero possibile l’utilizzo dei gas Cloro e Fosgene. Il primo utilizzo fu nella battaglia ad Ypres, città belga. Haber scelse con cura come posizionare ogni singola bombola, ed il giorno dell’attacco furono liberate 150 tonnellate di gas cloro, prodotto dalle maggiori industrie farmaceutiche del tempo. Sua moglie, pacifista, qualche giorno dopo l’attacco a Ypres si sparò in testa nel giardino di casa, in segno di protesta, utilizzando proprio la rivoltella di servizio del marito, che non si presentò nemmeno al suo funerale dato che era preso dai festeggiamenti per la vittoria di Ypres. Alla fine della prima guerra mondiale, Haber fu incriminato a causa della violazione della convenzione dell’Aia, e fuggì in Svizzera. Nel periodo tra le due guerre Haber lavorò alla produzione dello Zyklon B, che doveva essere un’insetticida, ma che venne presto impiegato nei campi di sterminio nazisti.

Due soldati appartenenti alle prime Hastruppe

A causa delle leggi razziali Haber fu costretto a fuggire, nonostante le sue scoperte furono essenziali anche nella seconda guerra mondiale, ma morì durante il viaggio per un attacco cardiaco. Nel suo personaggio vediamo la genialità, ma anche quella che sua moglie definì “perversione della scienza”, che porta a riflettere sulla moralità di alcune ricerche scientifiche.
E noi, quindi, ci chiediamo “È giusto andare avanti a costo di fare del male? È moralmente corretto tutto ciò?” ma tuttora non si sa la risposta, è un dibattito ancora aperto, che non appartiene solo alle guerre mondiali, tanto attuale anche ai nostri giorni. Questo spettacolo, piuttosto insolito, ci offrirà sicuramente interessanti spunti di riflessione sul rapporto tra scienza ed etica.

Sara Di Marco (5F)