Diario di un viaggio

Trieste. 01-04-2019

Ingresso alla Risiera di San Sabba (Trieste)

Gli ultimi saluti, le ultime raccomandazioni. Si parte. Ad accompagnarci il prof. Biondi, la prof.ssa Antonelli e la prof.ssa Amoroso. Il primo giorno di viaggio l’ abbiamo trascorso quasi interamente sul bus tra l’euforia della partenza e la stanchezza del lunedì. Il prof Biondi ha portato con sé la sua chitarra e il suo magico quaderno bianco con le canzoni che hanno accompagnato il nostro andare. Siamo a Trieste, città meravigliosa. Abbiamo dato ufficialmente avvio al nostro viaggio nei luoghi della memoria con il rumoroso silenzio della Risiera di San Sabba. Più tardi l’autobus ci ha lasciati proprio davanti Piazza dell’Unità. Qualche foto, una passeggiata sul molo, un gelato e quattro risate che smorzano un po’ la tensione e di nuovo pullman verso il nostro hotel a Grado.

Giorni praghesi. 2/5-04-2019

Molte ore di viaggio, ma n’è valsa la pena. Tre giorni indimenticabili trascorsi insieme tra le mille riflessioni, le tante chiacchiere e le tante risa. Tre giorni indimenticabili in una città tanto bella quanto importante, con i suoi particolari monumenti che la rendono unica, magnifica, speciale… magica! La Torre dell’Orologio, Ponte Carlo, il quartiere ebraico, la sinagoga e la leggenda del Golem, il cimitero che da nome ad uno dei romanzi di Umberto Eco. La visita al campo di Terezín mi ha lasciata senza parole. Era tutto all’aperto, tutto sotto la vastità del cielo, sotto le stelle del firmamento, eppure sembrava di essere rinchiusi all’interno di una piccola, piccolissima teca. Mancava il respiro, mancava la forza. Com’ è potuto accadere tutto questo, come è stata possibile una cosa del genere, quale orribile animo dinanzi ad un bambino, non è stato sfiorato nemmeno per un attimo da un pensiero di pietà? Questo pensavo, attraversando il vialetto che conduce all’interno del campo. Partiamo. Si torna a Praga. Ad accoglierci c’era Kafka sulle spalle del suo gigante. I mille colori del muro di John Lennon che riempiono gli occhi di luce, il cuore di pace, il tutto accompagnato da una chitarra che suona al ritmo di Yesterday e Imagine, tra passato e futuro.

Il campo di Terenzin

“Praga non ci lascia più andare. Questa piccola madre ha gli artigli. Non c’è altro da fare che cedere.” (Franz Kafka)

Cracovia. 05-04-2019

Cracovia, che città! C’è molta tranquillità nell’aria. Le gocce di pioggia che fanno a gara a chi prima raggiunge il suolo, rigano le vetrine d’antiquariato che mi fermavo ad osservare. La meravigliosa Rynek Główny, la piazza del mercato con le sue splendide bancarelle, che sanno di festa, di casa, di serenità. Il drago del Wawel che osserva il lento scorrere della Vistola. E come dimenticare quel gran genio di Leonardo da Vinci e la sua dama con l’ermellino, conservata nel Museo Nazionale di Cracovia. E tutti lì, ci siamo sentiti per un po’ critici d’arte, passando qualche minuto ad interpretare a modo nostro quelle opere, tra fantasia e realtà. Il tutto sotto una pioggia scrosciante che lava via i pensieri.

Auschwitz-Birkenau. 06-04-2019 

Il campo di sterminio di Birkenau

Oggi siamo stati Auschwitz. Presa dall’angoscia, dalla tristezza, dalla paura e dalla vergogna di ciò che avevo davanti, ho varcato anch’io quel cancello che mette i brividi, passando sotto la scritta “Arbeit Macht Frei”, “il lavoro rende liberi”. Qualcosa si cela oltre quella coltre di nuvole basse e fumo. Quel triste e malinconico lenzuolo grigiognolo, a tratti bianco, a tratti più scuro che scende inesorabile dal cielo e inonda tutto ciò che ci circonda. Tutto è nascosto, ma è lì. Il mio sguardo si perde all’orizzonte. La nebbia è una grande tela. Quando si pone un ostacolo agli occhi, spetta alla fantasia, alla memoria, ai ricordi andare oltre. E quel mattone rosso, rosso come il sangue versato ingiustamente, senza un perché. Disprezzo per ciò che è stato, paura per ciò che sarà, consapevolezza che ciò che è dipende da noi. Mi fermo, mi volto. Osservo, ricordo. Non ci sono parole per descrivere l’indicibile. Non ci sono pensieri per pensare l’impensabile. Non ci sono né alibi né ragioni per perdonare chi ha fatto quello che fatto. C’è solo tanta rabbia, tanto dolore, tanta sofferenza. Auschwitz è terra bruciata, é paura, disperazione, incoscienza. Auschwitz però è, e deve essere, anche terra di speranza, di condivisione, di accoglienza, di pace e di libertà.

La pietra lasciata ad Auschwitz-Birkenau

Salisburgo. 07-04-2019

Ultimo giorno di questo viaggio nelle terre della Mitteleuropa. E la mia notte a Salisburgo l’ho trascorsa alla ricerca delle Stolpersteine nella città, dopo una bizzarra partita a dama sotto il castello di Salzburg, con tutto noi a far da pedine! Casa per casa, quartiere per quartiere. Lì in quella casa, lì in quel palazzo, lì in quel negozio, lì in quello studio, qualcosa turbò per sempre la serenità delle giornate di coloro che vi vivevano, persone che, da un momento all’altro, videro venir meno tutto ciò che faceva da sempre parte della loro vita, della loro quotidianità. Vicoli stretti come quelli tipici dei paeselli delle nostre montagne che suscitano nostalgia di casa, di odori, di abitudini, di emozioni, strade acciottolate che guidano i nostri passi. Vicoli antichi ricchi di storie. Vicoli in cui si respira ancora il profumo di un tempo che non è poi così lontano. Strade deserte, luci abbaglianti, un’ aria leggera, giocosa, a tratti malinconica. Nella città, solo il lento scorrere del Salz e il suono delle nostre voci.

In viaggio verso casa … 08-04-2019

In molti diranno che oggi si è concluso il nostro viaggio della memoria. Io invece credo che il vero viaggio inizi proprio ora. Tanto discusso, tanto desiderato, da molti voluto, da altri sofferto. Alle terre visitate dico: che sia questo un arrivederci e non un addio. E con le ultime canzoni suonate alla chitarra facciamo il nostro rientro a casa.

Alessia Torosantucci VH