In viaggio con Ulisse.

Rivivere come in prima persona i viaggi di Ulisse, un personaggio dalle mille avventure e sorprese, di cui tutti conoscevamo la storia ma che fino a qualche giorno fa avevamo incontrato solo sui banchi di scuola; oggi possiamo finalmente dire di aver condiviso le sue emozioni durante il lungo pellegrinaggio verso la sua patria, Itaca.
I ragazzi del Liceo Scientifico G.Galilei hanno avuto modo di “vivere” quest’esperienza insieme ai bravissimi attori della compagnia teatrale Dieghesis di Roma, Roberto Baldassari e Natalia Magni, presso il Teatro Fenaroli di Lanciano.
“Sarebbe impossibile recitarla tutte in poche ore” così introduce l’opera la voce narrante. Ed infatti sarebbe veramente impossibile narrare passo passo le mitiche avventure dell’eroe greco in così poco tempo. Così ne è stato estratto il meglio: dal terribile incontro con il Ciclope Polifemo fino alla strage dei Proci, passando per il dolce canto delle Sirene e gli incantesimi della maga Circe.
A farci compagnia non solo gli attori ma anche la musica, che ha riprodotto il dolce suono delle onde, ha scandito il tempo della narrazione e portato con sé le parole dello stesso Omero, consentendoci una totale immedesimazione.
In chiusura l’intervento sul palco del prof. Rino Caputo, docente di Letteratura Italiana presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, che ci ha fatto riflettere sul valore di Ulisse come simbolo dell’intelligenza e della curiosità insite nell’uomo, e sul suo viaggio come origine di tutti i grandi viaggi di “esplorazione” e scoperta , non solo geografica ma anche scientifica e filosofica. Adesso Ulisse non ci sembra più molto lontano da Darwin o Einstein.

Mariacristina D’Orisio I H

Un viaggio tutto da sfogliare


E’ stato Alessio Romano il “cicerone” dei ragazzi di alcune classi del Liceo Scientifico “G. Galilei” di Lanciano. Lunedì 8 aprile, tra le bellezze di una poetica Lisbona, l’autore del romanzo “D’ Amore e baccalà” ha accompagnato gli studenti in un viaggio nella fantasia per scoprire le caratteristiche di questa città.
Gli alunni, che avevano già avuto il piacere di leggere il suo libro, hanno avuto l’occasione di porgli delle domande. L’incontro è stato introdotto dalla professoressa Esmeralda Pagano che ha mostrato ai ragazzi una presentazione da lei realizzata, attraverso la quale ha ripercorso tutto il viaggio dello scrittore.
Alessio Romano è autore e protagonista del romanzo, di conseguenza si può parlare di un’autobiografia. Lo scrittore ha però ammesso che alcune parti sono frutto della sua immaginazione, come la caduta dal famosissimo Tram 28 e la storia d’amore con la bellissima cameriera Beatriz.

Le visioni sono un elemento ricorrente e in ognuna di esse incontra un famoso scrittore portoghese. Tra di essi Camoes, Tabucchi e Pessoa, del quale riporta la seguente poesia:
“Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.
Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.
Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.”
Alessio Romano ammette di aver utilizzato le visioni come mezzo per introdurre i diversi autori : “Sono partito per Lisbona con una valigia piena di libri e avevo il bisogno di citarne alcuni. Inoltre a Lisbona c’è il mare, e il mare è lo specchio dell’anima, quindi riesce a tirare fuori tutti i nostri pensieri”. Il lettore è accompagnato alla scoperta di alcuni luoghi di Lisbona, come il “Miradouro” (ovvero un belvedere in cui si riuniscono i pittori per elaborare le loro opere) e le “Tascas” (piccole trattorie a gestione famigliare), in una delle quali Alessio ha il piacere di degustare le diverse sfumature del baccalà e di conoscere Beatriz. Attribuisce a questo personaggio un significato allegorico, infatti l’autore afferma: “Beatriz rappresenta l’atteggiamento del classico portoghese che si ritrova a fare i conti con un turista. Si mostra scontroso perché non vuole che egli venga nel suo Paese solo per divertirsi. Invece, se mostra di essere un viaggiatore che ha il solo obiettivo di apprezzare Lisbona e le sue ricchezze, sa essere molto accogliente”.
Infatti è proprio questa la caratteristica degli abitanti di Lisbona: sono molto legati alla loro terra e alle loro tradizioni. Basti pensare al Fado, il “tentativo riuscito di trovare una perfetta alchimia tra poesia e musica”. L’autore, chiacchierando con gli alunni, ha messo in evidenza la sua ammirazione per la fadista Amalia Rodrigues. Il Fado nasce originariamente in quartieri malavitosi e le donne, per cantare, sono costrette a indossare uno scialle sulle spalle e sulla testa per non farsi riconoscere. Questa tradizione è rimasta ancora oggi, nonostante non abbiano più bisogno di nascondersi. “Il Fado, per le donne, è stato un mezzo per portare avanti un sogno, quello del canto”, ha aggiunto Romano. E’ evidente in tutto questo la “saudade”, uno struggente sentimento di malinconia che accompagna ogni componimento. Per darne un’idea, lo scrittore racconta: “A Lisbona incontrai una donna che lavorava in una Tasca e che prima ancora era stata una fadista. Alla mia domanda sul motivo dell’abbandono del Fado, mi rispose con questa frase: – Non potevo continuare a morire ogni giorno-“. Alessio Romano descrive nel libro anche l’incontro con un uomo conosciuto nell’ LX – Factory (un complesso di ex fabbriche trasformate in un luogo di arte, musica e cultura in generale), Pietro Proserpio, e i suoi “objectos cinematicos”.
Il romanzo accompagna il lettore in un viaggio fatto di musica, cibo, amore e malinconia.
Insomma … un viaggio tutto da sfogliare.

Marika Morabito 2^F

La tela della felicità. Riflessioni da “Il cammino dI Santiago” di Paul Coelho.

Un uomo, uno zaino, una decisione. Dietro di lui un paesaggio monotono, lo stesso che percorre da anni e che in fondo non sente più neppure suo. Paulo, stanco di calpestare lo stesso terreno su cui ha costruito tutta la sua vita, decide improvvisamente di risvegliare in cuor suo l’entusiasmo partendo. Sa bene di lasciare l’abituale vortice della routine a cui è affezionato per andare incontro all’imprevedibilità e all’ignoto che lo hanno da sempre intimorito; eppure qualcosa lo porta a spingersi oltre, a lanciare un ultimo affettuoso sguardo a quella piccola realtà senza più voltarsi indietro. ”E ora sono qui” ripete mentre avanza lungo la strada che lo condurrà a Santiago de Compostela. Non pochi sono i dubbi, gli incontri o i bivi che il protagonista de “Il cammino di Santiago” si ritroverà ad affrontare: una vera metafora della vita.   La narrazione prosegue poi percorrendo le varie tappe dell’esperienza autobiografica del celebre autore brasiliano Paul Coelho, il quale avventuratosi lungo un cammino del tutto individuale e di perfezionamento morale riscopre la vera essenza del suo essere. Il romanzo risulta essere pienamente in grado di coinvolgere il lettore che condivide, pagina dopo pagina, la medesima ricerca di sé stessi e della felicità di cui parla l’autore, che appare profondamente vicino ad ognuno di noi.

Come viene più volte ribadito all’interno del libro, la nostra vita è da considerarsi un’opera d’arte, che ci piaccia o meno. Di conseguenza, siamo noi gli artisti che devono battersi per l’ingrediente più prezioso di tale pittura: la felicità. Tale sentimento, privo di definizioni, non è assimilabile o paragonabile ad altre sensazioni e appare avvolto dall’incertezza. Dinanzi a tale pensiero ricorrente, inutile risulta l’indifferenza: pericolosa arma a doppio taglio, capace di far male come una lama affilata, che non porterà soluzioni. Allora sarà necessario andare oltre, oltre ciò che siamo abituati a fare e sappiamo di poter fare, raggiungere l’irraggiungibile tentando l’impossibile. Solo allora ci renderemo conto di aver sfidato ciò che ci si era presentato come nemico, e della nostra inaspettata capacità di reagire e contrastarlo.

 Immagino allora che la vera felicità sia da conquistarsi passo dopo passo, giorno dopo giorno, sbagliando e fallendo più volte, smarrendosi per poi ritrovarsi ancora, proprio come Paulo al termine del suo percorso.

Valentina Di Cristofano IV D