Ad ogni costo, anche quello di perderci la testa.

Abbiamo sempre visto il bullismo vestire i panni della violenza psicofisica diretta, tuttavia ci sono, anche se più raramente, casi in cui le azioni compiute dagli altri violano involontariamente la nostra salute mentale. Questo è il caso di Andrea che a 13 anni si è ritrovato complice e “vittima psicologica” dell’uccisione di un micio.

Non è stata colpa sua ma della sua voglia di restare nel suo gruppo di amici, a qualsiasi costo. Il peggio però è arrivato quando, una volta a casa, si è ritrovato solo, a contemplare il gesto dei suoi amici, in bagno, con la testa china sul water dopo aver vomitato.

“E’ un dolore che ti rimane dentro” , dice, ma ha comunque risposto con il convenzionale “niente” alla domanda della mamma “che hai?”.

Quel niente può essere interpretato come sofferenza psichica e, per un motivo o per un altro, nessuno è immune a questo “niente”.

Sentirsi una costrizione sul petto, avere l’impressione che il cuore vada a mille, essere agitati tutto il tempo, isolarsi e respingere tutti, sentirsi soli e vuoti, essere completamente giù di morale e sentirsi le mura chiudersi addosso non devono essere belle situazioni in cui trovarsi.

Si è sempre analizzato come il bullismo si ripercuota sulle sue vittime dirette ma abbiamo mai pensato a come un episodio di violenza possa danneggiare dal punto di vista psicologico chi lo guarda?

Martina Ciancetta, Perla Nuschese III D