Mondo misogino.

Ieri, ascoltando il nuovo album di uno dei miei cantanti preferiti, ho trovato una frase che mi ha fatto molto riflettere: vi si parla di una “società che vuole parità/ma che poi quando sbaglio mi dice: “Fai l’uomo”. Effettivamente, dopo anni di lotte per la parità dei sessi , agli albori del nuovo decennio del ventunesimo secolo, un rapporto delle Nazioni Unite ci rivela che il 90% , non degli uomini, ma dell’intera umanità ha pregiudizi verso le donne.

La cosa peggiore è che questa misoginia va aumentando anno per anno, a braccetto con il degrado che ricopre la nostra disastrata società. Il rapporto rileva anche che solo il 14% degli uomini e il 10% delle donne non hanno pregiudizi sulle donne.

L’ultimo dato è quello che mi lascia più allibita. Si condividono post con #girlpower o descrizioni come “il futuro è donna”, ci si proclama femministe ogni giorno, si passa l’8 marzo a sentirsi importanti, a volte non sapendo che in realtà la “festa” è stata stabilita in memoria della morte di numerose operaie americane, e poi il 90% non fa fronte unito quando è realmente necessario?

 A mio parere stiamo facendo accapponare la pelle a tutte quelle donne che si sono battute per i nostri diritti, per colmare anche le più piccole differenze che il maschilismo radicato nel mondo ha messo tra noi e il genere maschile; stiamo lentamente distruggendo quel poco che siamo riuscite a raccogliere seminando rivolte e proteste per diritti, oggi cucitici addosso dalla nascita ma per i quali tante persone hanno perso la vita: il diritto al voto, quello all’aborto, i nostri diritti civili, la nostra libertà economica, il diritto all’integrità e all’autonomia corporea, il diritto ad avere uno stipendio uguale a quello di un uomo, il diritto di avere accesso all’istruzione e tanti altri che per anni ci sono stati negati da Stato e Religioni.

Dobbiamo renderci conto che se siamo qui è perché qualche donna ha avuto il coraggio di prendere in mano la situazione e rimescolare le carte in tavola, per far capire che siamo esseri umani perfettamente in grado di svolgere azioni considerate prettamente maschili, come potevano essere andare nello spazio, attraversare a nuoto il canale della Manica, completare la maratona di New York, insegnare in un’università o semplicemente votare. Dalle suffragette, le Redstockings e altri milioni di donne pronte a combattere, oggi siamo arrivati alla guerra tra donne e ad una nuova ondata di maschilismo che sembra, anno dopo anno, sempre più un colosso indistruttibile.

Inculcati anche nelle menti dei bambini quando gli si dice “non giocare con le bambole, sei un maschietto”, “solo le femminucce piangono”, “ballare è una cosa da femmine, non puoi fare quello sport”, “mi sembri una femminuccia quando fai così”, la misoginia e il maschilismo sono, sembra banale dirlo, da combattere, attenzione però, non per la supremazia del genere femminile, come molti pensano, ma per una vera e proprio parità dei sessi.

Il mondo è sessista, molte leggi lo sono e, per quanto si voglia dire che si sta progredendo nel campo giudiziario, ad ogni donna vittima di stupro verrà ancora chiesto:“Ma com’eri vestita quella notte?”; “Non è che te la sei cercata?”; “Vabbè ma forse quella gonna era troppo corta, non credi?”. A molte donne verranno negati posti di lavoro perché “e se poi mi resti incinta? Io mica te la pago la maternità”, a molte altre verrà negata l’emancipazione per un matrimonio redditizio e privo di amore, a molte donne verrà negato il diritto di abortire, quello di divorziare, quello di ribellarsi,  molte donne verranno molestate sul lavoro, vittime di sguardi languidi e mani viscide, molte donne saranno vittime di occhiate, fischi e parole poco gradite per strada, molte donne saranno vittime di altre donne, per gelosia, paura, o semplicemente per idee maschiliste che nelle nostra società sono reputate normali, molte donne continueranno ad essere subordinate agli uomini, molte donne non avranno la loro libertà economica, molte donne saranno picchiate e uccise per motivi inesistenti, molte donne verranno ancora definite poco-di-buono appena verrà mostrato un lembo di pelle o per il make-up.

Andiamo alla ricerca dell’emancipazione del nostro genere ma molte volte siamo noi stesse ad alimentare le voci che ci tirano verso il fondo della società.

Al sol pensiero mi viene da piangere.

Martina Ciancetta III D

La donna greca tra immagine e realtà


Qual era la reale condizione della donna all’interno della società della Grecia antica?
È di questo che ha discusso Elisabetta Di Mauro, docente dell’Università di Chieti, con i ragazzi delle classi prime del Liceo Scientifico “G. Galilei” di Lanciano lo scorso 2 aprile presso la sala convegni del Polo Museale, su invito della professoressa Grazia Contini.
La professoressa Di Mauro ha spiegato che purtroppo, all’interno dei libri di scuola, la figura femminile non è sempre raffigurata secondo realtà. Per fortuna, attraverso l’analisi di alcuni versi di famosi autori del passato, è stato possibile descrivere e ripercorrere l’autentica immagine della donna nella storia. “Ultimamente ci sono studi in contro-tendenza con quelli tradizionali, che vedono con un occhio diverso, più critico, l’immagine e il concetto di donna” ha aggiunto la docente. Infatti la figura femminile è sempre stata descritta come reclusa in casa, ma in realtà ha avuto già nella società greca un’importanza maggiore. Per questo occorre eliminare la distinzione tra donne eccezionali e donne che non hanno contato nulla, analizzando l’immagine femminile attraverso una prassi che rappresentava la normalità e non l’eccezionalità.

Nel XII-VIII secolo a.C., in epoca omerica, la donna era già raffigurata come persona ospitale. Nel VI libro dell’Odissea, infatti, Odisseo viene trovato sulla spiaggia dell’isola dei Feaci da Nausicaa e poi, al focolare, è proprio lei ad accoglierlo come ospite insieme ai sovrani. (vv. 304-315).
“La donna viene descritta come un incanto e viene rivalutata, infatti ha un ruolo di grande importanza e dietro ha anche due ancelle” ha precisato la docente riferendosi poi ad Arete, moglie di Alcinoo, re dell’isola dei Feaci, che è tra le prime donne ad essere descritte nella letteratura riproducendo, quindi, la reale condizione femminile nel passato.
Si parla della regina anche in altre due opere e la sua figura viene riportata in epoca ellenistica nelle “Argonautiche” di Apollonio Rodio (IV, 114-117) e nella “Biblioteca” di Apollodoro (I 9,25).
Prendendo invece in esame alcuni versi de “Le Eumenidi” di Eschilo, si è visto che, per Apollo, la donna nella procreazione non contava nulla ma accoglieva solamente il seme per il feto ed è “ospite dell’ospite” (secondo il dio la testimonianza è stata Atena), in contrapposizione dunque a quello che sarebbe per tradizione il suo ruolo prioritario e quasi esclusivo.
Seguendo la stessa linea, la docente ha poi parlato di altri studiosi, come Giampiera Arrigoni e Michael Grant, che hanno dato un contributo molto importante per ricostruire l’identità della donna greca. Commentando alcuni passi estrapolati dalle opere “Ecclesiazuse” di Aristofane e “Repubblica” di Platone, la prof.ssa ha precisato: ” Non vuol dire che solo perché gli uomini avevano frequenti momenti di convivialità, la donna fosse posta in secondo piano”.
Quello che è certo, invece, è che gli uomini avessero paura delle donne e di quello che potessero fare. “Dobbiamo, quindi, porre sullo stesso piano l’uomo e la donna sin dall’antichità” così ha concluso la docente al termine dell’incontro, facendo riemergere l’importanza della figura femminile nei secoli.


Cristiana Di Matteo I A