La donna greca tra immagine e realtà


Qual era la reale condizione della donna all’interno della società della Grecia antica?
È di questo che ha discusso Elisabetta Di Mauro, docente dell’Università di Chieti, con i ragazzi delle classi prime del Liceo Scientifico “G. Galilei” di Lanciano lo scorso 2 aprile presso la sala convegni del Polo Museale, su invito della professoressa Grazia Contini.
La professoressa Di Mauro ha spiegato che purtroppo, all’interno dei libri di scuola, la figura femminile non è sempre raffigurata secondo realtà. Per fortuna, attraverso l’analisi di alcuni versi di famosi autori del passato, è stato possibile descrivere e ripercorrere l’autentica immagine della donna nella storia. “Ultimamente ci sono studi in contro-tendenza con quelli tradizionali, che vedono con un occhio diverso, più critico, l’immagine e il concetto di donna” ha aggiunto la docente. Infatti la figura femminile è sempre stata descritta come reclusa in casa, ma in realtà ha avuto già nella società greca un’importanza maggiore. Per questo occorre eliminare la distinzione tra donne eccezionali e donne che non hanno contato nulla, analizzando l’immagine femminile attraverso una prassi che rappresentava la normalità e non l’eccezionalità.

Nel XII-VIII secolo a.C., in epoca omerica, la donna era già raffigurata come persona ospitale. Nel VI libro dell’Odissea, infatti, Odisseo viene trovato sulla spiaggia dell’isola dei Feaci da Nausicaa e poi, al focolare, è proprio lei ad accoglierlo come ospite insieme ai sovrani. (vv. 304-315).
“La donna viene descritta come un incanto e viene rivalutata, infatti ha un ruolo di grande importanza e dietro ha anche due ancelle” ha precisato la docente riferendosi poi ad Arete, moglie di Alcinoo, re dell’isola dei Feaci, che è tra le prime donne ad essere descritte nella letteratura riproducendo, quindi, la reale condizione femminile nel passato.
Si parla della regina anche in altre due opere e la sua figura viene riportata in epoca ellenistica nelle “Argonautiche” di Apollonio Rodio (IV, 114-117) e nella “Biblioteca” di Apollodoro (I 9,25).
Prendendo invece in esame alcuni versi de “Le Eumenidi” di Eschilo, si è visto che, per Apollo, la donna nella procreazione non contava nulla ma accoglieva solamente il seme per il feto ed è “ospite dell’ospite” (secondo il dio la testimonianza è stata Atena), in contrapposizione dunque a quello che sarebbe per tradizione il suo ruolo prioritario e quasi esclusivo.
Seguendo la stessa linea, la docente ha poi parlato di altri studiosi, come Giampiera Arrigoni e Michael Grant, che hanno dato un contributo molto importante per ricostruire l’identità della donna greca. Commentando alcuni passi estrapolati dalle opere “Ecclesiazuse” di Aristofane e “Repubblica” di Platone, la prof.ssa ha precisato: ” Non vuol dire che solo perché gli uomini avevano frequenti momenti di convivialità, la donna fosse posta in secondo piano”.
Quello che è certo, invece, è che gli uomini avessero paura delle donne e di quello che potessero fare. “Dobbiamo, quindi, porre sullo stesso piano l’uomo e la donna sin dall’antichità” così ha concluso la docente al termine dell’incontro, facendo riemergere l’importanza della figura femminile nei secoli.


Cristiana Di Matteo I A