La tela della felicità. Riflessioni da “Il cammino dI Santiago” di Paul Coelho.

Un uomo, uno zaino, una decisione. Dietro di lui un paesaggio monotono, lo stesso che percorre da anni e che in fondo non sente più neppure suo. Paulo, stanco di calpestare lo stesso terreno su cui ha costruito tutta la sua vita, decide improvvisamente di risvegliare in cuor suo l’entusiasmo partendo. Sa bene di lasciare l’abituale vortice della routine a cui è affezionato per andare incontro all’imprevedibilità e all’ignoto che lo hanno da sempre intimorito; eppure qualcosa lo porta a spingersi oltre, a lanciare un ultimo affettuoso sguardo a quella piccola realtà senza più voltarsi indietro. ”E ora sono qui” ripete mentre avanza lungo la strada che lo condurrà a Santiago de Compostela. Non pochi sono i dubbi, gli incontri o i bivi che il protagonista de “Il cammino di Santiago” si ritroverà ad affrontare: una vera metafora della vita.   La narrazione prosegue poi percorrendo le varie tappe dell’esperienza autobiografica del celebre autore brasiliano Paul Coelho, il quale avventuratosi lungo un cammino del tutto individuale e di perfezionamento morale riscopre la vera essenza del suo essere. Il romanzo risulta essere pienamente in grado di coinvolgere il lettore che condivide, pagina dopo pagina, la medesima ricerca di sé stessi e della felicità di cui parla l’autore, che appare profondamente vicino ad ognuno di noi.

Come viene più volte ribadito all’interno del libro, la nostra vita è da considerarsi un’opera d’arte, che ci piaccia o meno. Di conseguenza, siamo noi gli artisti che devono battersi per l’ingrediente più prezioso di tale pittura: la felicità. Tale sentimento, privo di definizioni, non è assimilabile o paragonabile ad altre sensazioni e appare avvolto dall’incertezza. Dinanzi a tale pensiero ricorrente, inutile risulta l’indifferenza: pericolosa arma a doppio taglio, capace di far male come una lama affilata, che non porterà soluzioni. Allora sarà necessario andare oltre, oltre ciò che siamo abituati a fare e sappiamo di poter fare, raggiungere l’irraggiungibile tentando l’impossibile. Solo allora ci renderemo conto di aver sfidato ciò che ci si era presentato come nemico, e della nostra inaspettata capacità di reagire e contrastarlo.

 Immagino allora che la vera felicità sia da conquistarsi passo dopo passo, giorno dopo giorno, sbagliando e fallendo più volte, smarrendosi per poi ritrovarsi ancora, proprio come Paulo al termine del suo percorso.

Valentina Di Cristofano IV D