L’istruzione: fondamento della libertà. La lezione di Elena Ferrante.

Lenù, la protagonista del romanzo “L’amica geniale” di Elena Ferrante, sapeva che l’istruzione le avrebbe permesso di evadere da quella realtà squallida, lurida, in cui la violenza era sinonimo di normalità. Lenù sapeva che anche lei, iscrivendosi alle scuole medie, avrebbe potuto scrivere un libro bello come “Piccole donne”, la sua prima lettura, la sua preferita in assoluto. Lenù aveva compreso presto che lo studio era l’unica strada percorribile per il riscatto sociale e quindi la scuola l’unico mezzo che l’avrebbe portata lontana dal grigiore del rione. E’ così che in questa storia l’istruzione rappresenta la fuga dall’analfabetismo, dalla miseria, dalla povertà. L’istruzione assume la sfumatura di “libertà”.

Essere liberi significa esporre senza timore il proprio parere, mostrare la propria opinione, significa agire liberamente, rispettando però i limiti della giustizia e del corretto vivere comune. Sebbene dunque ognuno di noi sia libero di agire e di esprimersi, e di acquisire gli strumenti adeguati per poterlo fare nel migliore dei modi, è necessario che ci venga dato un confine da non superare, un terreno all’interno del quale agire. E da chi viene posto questo limite? Cosa permette la pacifica e libera convivenza tra le persone? Questo compito non può che essere attribuito all’istruzione. La scuola non ha tanto la prerogativa di formare I ragazzi in modo da permettere loro di raggiungere gli obiettivi che si sono posti, quanto quello di far sì che la loro libertà non sia sopraffatta e non prevarichi quella degli altri.

E’ per questo che possiamo sovrapporre al termine “istruzione” quello di “educazione”.

L’educazione di tutti noi è iniziata il giorno in cui siamo nati, ci è stata data dalle nostre famiglie e dalla comunità in cui siamo cresciuti. All’età di sei anni, tuttavia, è iniziato il nostro ”ufficiale” percorso di formazione che continuerà ancora per molto tempo, un tempo lungo tutta la vita. Tutto è iniziato il primo giorno di scuola, quando abbiamo ricevuto il primo rimprovero per non aver svolto gli esercizi, quando abbiamo imparato a dare del “lei” agli sconosciuti, quando ci hanno insegnato a leggere e scrivere. E poi quando ci siamo ritrovati al liceo a studiare la filosofia, ad esporre un nostro pensiero in un testo argomentativo che esprimesse una visione critica e libera della realtà. Lo studio della letteratura ci permetterà di pensare autonomamente e grazie allo studio del latino e della matematica non ci fermeremo davanti al primo ostacolo, ma tenteremo di risolvere ogni tipo di problema che la vita ci presenterà.

Compito della scuola, allora, non è quello di formare giovani dalle conoscenze illimitate, ma quello di aiutare noi ragazzi a ragionare e ad applicare il ragionamento al futuro che ci aspetta.

Compito della scuola è però anche, e soprattutto, far sì che le nostre idee e quelle degli altri possano convivere e coesistere e noi possiamo sentirci veramente liberi. Saremo uomini liberi quando, varcato il suo portone, sapremo rispettare l’altro, quando aiuteremo una persona in difficoltà, quando daremo ad un nostro collega la possibilità di non essere d’accordo con quanto abbiamo affermato, saremo liberi quando in televisione non sentiremo più parlare di violenza sulle donne, di bullismo, di razzismo…

Solo quando la nostra libertà non andrà a limitare quella dell’altro, potremo definirci “uomini”e a quel punto ringrazieremo i nostri professori, i due in matematica, ringrazieremo la scuola con tutti coloro che ci lavorano, la maestra che all’asilo ci aveva insegnato a colorare e potremo dire che, sì, l’istruzione è la più valida difesa della libertà.

Vincenzo Polidoro IV D