9 novembre 1989. Cade il muro.

Il 9 novembre scorso il mondo intero ha celebrato il trentesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino.

Il Muro di Berlino, costruito la notte a ridosso tra il 12 ed il 13 agosto 1961 dai sovietici, non è stato solo simbolo della conflittualità tra il blocco americano e quello sovietico, ma anche un divisorio di ideologie, modi di vivere, tra liberismo e socialismo, tra democrazia e dittatura, tra occidente ed oriente.

Il muro, lungo 155 chilometri, alto circa 4 metri e largo 1,5, divise quasi duecento strade, quaranta linee di tram, tre di metropolitana, tre autostrade arrivando addirittura a fiumi e laghi e persino intere famiglie, e causò la morte di circa duecento persone, da parte delle guardie della DDR, che volevano raggiungere l’Ovest della città, su circa cinquemila tentativi.

Il 12 giugno 1987, l’allora presidente USA Reagan in un celebre discorso pronunciato davanti alla Porta di Brandeburgo esortò il segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica Gorbacev ad abbattere il muro con la celebre frase “Tear down this wall!”.

La sera del 9 novembre 1989, in seguito ad una stagione di malcontenti, la DDR annunciò in diretta televisiva l’apertura della frontiera con la parte occidentale della città e perciò, in decine di migliaia di persone si riversarono in massa verso il Muro, sorpresero le guardie ed entrarono a Berlino Ovest dove furono accolte con clima festoso dai fratelli occidentali, che cominciarono ad offrire birra nei locali vicini al Muro. Quella apparentemente normale serata autunnale si trasformò quindi in una serata di gioia per tutti gli abitanti di Berlino, non più divisa, e di sollievo per i cittadini di tutto il mondo, che seguivano gli sviluppi della vicenda in diretta sugli schermi televisivi di tutte le case. Nei giorni seguenti cittadini di entrambe le parti cominciarono a far cadere fisicamente il muro a colpi di piccone e inni alla libertà.

Al crollo del muro seguì un immediato effetto domino che portò alla caduta dei regimi comunisti di Romania, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia e Bulgaria, le dissoluzioni dell’Unione Sovietica e della Jugoslavia e l’unificazione delle due Germanie nel giro di pochi mesi.

Numerosi sono stati gli artefici di questa storica impresa. I più famosi sono Ronald Reagan, presidente degli Stati Uniti d’America dal 1981 al 1989, che con le sue pressioni su Gorbacev riuscì a far ammorbidire la sua posizione sul comunismo, appunto Michail Gorbacev, segretario generale del PCUS dal 1985 al suo scioglimento, che aveva guidato l’Unione Sovietica lungo il processo della perestrojka (ricostruzione), apportando alcune riforme all’economia socialista, l’allora Papa San Giovanni Paolo II, polacco, eletto al soglio pontificio quando ancora il suo Paese era nella profonda dittatura, e che riuscì, con il dialogo, ad aiutare nella battaglia contro la dittatura comunista non solo il suo popolo. Altri artefici furono dei veri e propri partigiani politici come Lech Walesa, sindacalista polacco amico del pontefice, che portò avanti le sue battaglie non senza difficoltà, e che fu poi eletto primo Presidente della Polonia democratica, e Vaclav Havel, scrittore e sostenitore della battaglia non-violenta della Cecoslovacchia, anche lui eletto Presidente, prima della Cecoslovacchia e poi della Repubblica Ceca.

La caduta del Muro è stata quindi l’inizio di un periodo di pace che tutt’ora unisce i Paesi Europei, ormai lontani dai più grandi crimini del Novecento, le dittature fasciste e comuniste, uniti in modo reciproco dal rispetto e dal ricordo dei milioni di morti silenziosi che le dittature hanno generato.

Valentino Stampone (classe II-A)