Il mare arrossisce tra sangue e vergogna

Se fosse tuo figlio
riempiresti il mare di navi
di qualsiasi bandiera.

Vorresti che tutte insieme
a milioni
facessero da ponte
per farlo passare.

Premuroso,
non lo lasceresti mai da solo
faresti ombra
per non far bruciare i suoi occhi,
lo copriresti
per non farlo bagnare
dagli schizzi d’acqua salata.

Se fosse tuo figlio ti getteresti in mare,
uccideresti il pescatore che non presta la barca,
urleresti per chiedere aiuto,
busseresti alle porte dei governi
per rivendicare la vita.

Se fosse tuo figlio oggi saresti a lutto,
odieresti il mondo, odieresti i porti
pieni di navi attraccate.
Odieresti chi le tiene ferme e lontane
da chi, nel frattempo
sostituisce le urla
con acqua di mare.

Se fosse tuo figlio li chiameresti
vigliacchi disumani, gli sputeresti addosso.
Dovrebbero fermarti, tenerti, bloccarti,
vorresti spaccargli la faccia,
annegarli tutti nello stesso mare.

Ma stai tranquillo, nella tua tiepida casa
non è tuo figlio, non è tuo figlio.
Puoi dormire tranquillo
E soprattutto sicuro.
Non è tuo figlio.

È solo un figlio dell’umanità perduta,
dell’umanità sporca, che non fa rumore.

Non è tuo figlio, non è tuo figlio.
Dormi tranquillo, certamente
non è il tuo.
(Sergio Guttila)

Razzismo, una parola che mette i brividi.
Questa poesia di Sergio Guttila, ci getta in faccia la realtà. Il nostro è un costante sentirci lontani, non toccati da quello che accade attorno a noi come se non facessimo parte di questo mondo. Siamo convinti che il diverso, “l’altro” non abbia i nostri stessi diritti. Anche nella semplice quotidianità, ci impegniamo a mettere in risalto le differenze che allontanano e dividono, anziché le somiglianze e le affinità e quei tanti aspetti che accomunano ed uniscono. Di razza ne esiste una sola, quella umana. Ma questa per molti è una verità scomoda da accettare. E così il mare arrossisce tra sangue e vergogna. Spesso dimentichiamo di essere tutti parte di una stessa vita. Questa convinzione di superiorità, quell’idea maniacale e spaventosa oltreché delirante e infondata di purezza e perfezione ha portato anni fa come ben sappiamo (o dovremmo necessariamente sapere) a quella che prende il nome di Shoah, macchia indelebile nella storia della Storia. Il momento in cui l’uomo, quasi più macchina che essere pensante, ha probabilmente raggiunto il grado più basso della sua esistenza. É impensabile ascoltare ancor oggi dai vari notiziari che una donna, Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, ai campi di sterminio nazisti, testimonianza vivente di ciò che è stato e non deve più essere, sia ora costretta a girare sotto scorta perché da molti minacciata, insultata e disprezzata. Per loro la senatrice ha compiuto un errore. È sopravvissuta. Questo suo impegno continuo nel fare memoria, dentro e fuori la Camera del Senato, è motivo di fastidio per quei molti che avrebbero preferito che le cose andassero diversamente. Questo è il segno che purtroppo é ancora presente nel mondo un forte odio, un odio che fa paura, spaventa, terrorizza. Un odio accresciuto da un sempre più forte indifferentismo, un disinteresse angosciante che oggi più che mai trova consensi e terreni fertili in cui radicarsi.

Cristian Torosantucci 3°G