24-09-2020. Labirinti di scotch.

Sapete com’è fatto un formicaio? In sostanza è un enorme insieme di tunnel e percorsi nei quali milioni di formiche transitano tutti i giorni. 

Sembravamo formiche un po’ disperse quel giorno, come se ci avessero modificato il nostro nido abituale, come se lo avessero complicato, limitato, per tenerci al sicuro, per proteggerci in qualche modo.

Quello scotch blu per terra, quelle mascherine sui volti, una boccetta di disinfettante nel taschino dello zaino e niente più compagni di banco. Un primo giorno, e molto probabilmente un intero anno scolastico, da dimenticare. 

È stato come entrare in una bolla dove salutare le persone da lontano, con un cenno della mano e il sorriso celato da un sottile ma, simbolicamente, pesantissimo strato di stoffa e polipropilene. 

Niente abbracci da primo giorno, niente chiacchierate per i corridoi, solo una gran voglia di veder sparire tutti quei documenti da firmare, tutti quei cartelli con i numeri dei vari settori, tutti quei dispenser di disinfettante per le mani e di svegliarsi da questo stato di torpore, magari con la bocca secca e gli occhi ancora stropicciati e scossi a testimoniare che, magari, tutto questo è davvero stato solo il frutto del nostro subconscio, solo un incubo troppo verosimile.

“Basta essere pazienti”, me lo son sentita ripetere da molti, “sopportate”, “fate passare un po’ di giorni, vi abituerete”, ma è terribile anche solo pensare di doversi abituare ad una simile situazione. Non trovate? 

Sentirsi isolati, senza potersi parlare nemmeno da un banco all’altro, senza poter tenere un piede fuori posto, senza poter prestare al compagno nemmeno un foglio per gli appunti, senza potersi riunire per mangiare insieme durante la pausa pranzo del venerdì. 

È triste essere formiche solitarie tra mille e duecento persone, e sentirsi improvvisamente gettati in un labirinto in cui seguire un percorso ben stabilito significa essere egoisti e altruisti in egual maniera, per salvaguardare sé stessi e gli altri. 

Per la prima volta l’unione fa la forza, se non fosse che tutti siamo separati, moralmente lontani anni luce gli uni dagli altri, ad esprimerci attraverso gli sguardi di chi, con il respiro che stagna nella mascherina e le mani che hanno il tanfo forte dell’alcool, cerca di salvare una situazione che ci ha completamente devastati sotto ogni punto di vista. 

Si prospetta un anno di scuola compresso in un cassetto di dubbi e restrizioni, di libertà limitate e di probabile ritorno alla didattica a distanza, di paure e precauzioni, perché, diciamoci la verità, è meglio prevenire che curare.

Martina Ciancetta IVD

La scuola dei “bavagli”


I fatti sono a tutti noti. Il 15 maggio scorso un’insegnante di Italiano e Storia dell’Istituto Tecnico Industriale “Vittorio Emanuele III” di Palermo viene sospesa per 15 giorni, con decurtazione del 50 per cento dello stipendio mensile, per non aver “censurato” un powerpoint realizzato da alcuni suoi alunni che osavano un confronto tra le leggi razziali emanate nel 1938 e il Decreto Sicurezza voluto dal Governo.
Che l’accostamento fosse azzardato è cosa discutibile e condivisa da molti, che l’insegnante dovesse imporre ai suoi alunni di eliminare l’espressione del loro libero ed autonomo punto di vista è ben altra cosa, che l’insegnante sia stata infine duramente punita ed anche umiliata nell’esercizio delle sue funzioni di educatrice è fatto inquietante, che stende un velo di oppressione ed intimidazione sul lavoro serio, onesto e appassionato di quanti ogni giorno, tra i banchi di scuola, cercano di trasmettere ai loro ragazzi, gli adulti del futuro, i principi del pluralismo, del confronto pacato, del rispetto delle idee altrui.
Il lavoro era stato realizzato all’interno di un gruppo classe a conclusione di un approfondimento relativo al tema della Shoah e in occasione del Giorno della Memoria. Non nutriva ambizioni di ascendere alla ribalta della cronaca, come casualmente avvenuto, tanto meno di essere strumentalizzato dalle parti politiche, come purtroppo è stato, per giunta a totale insaputa della docente stessa.
Se l’esito della vicenda è la lezione che proviene dalle sfere decisionali di un mondo, quello della scuola, da sempre riconosciuto come il luogo del dialogo aperto e costruttivo e negli ultimi anni più che mai incline alla “valorizzazione del pensiero divergente” di cui riempiamo le pagine delle nostre programmazioni, forse si profilano davvero tempi bui.

i.i.