La scuola dei “bavagli”


I fatti sono a tutti noti. Il 15 maggio scorso un’insegnante di Italiano e Storia dell’Istituto Tecnico Industriale “Vittorio Emanuele III” di Palermo viene sospesa per 15 giorni, con decurtazione del 50 per cento dello stipendio mensile, per non aver “censurato” un powerpoint realizzato da alcuni suoi alunni che osavano un confronto tra le leggi razziali emanate nel 1938 e il Decreto Sicurezza voluto dal Governo.
Che l’accostamento fosse azzardato è cosa discutibile e condivisa da molti, che l’insegnante dovesse imporre ai suoi alunni di eliminare l’espressione del loro libero ed autonomo punto di vista è ben altra cosa, che l’insegnante sia stata infine duramente punita ed anche umiliata nell’esercizio delle sue funzioni di educatrice è fatto inquietante, che stende un velo di oppressione ed intimidazione sul lavoro serio, onesto e appassionato di quanti ogni giorno, tra i banchi di scuola, cercano di trasmettere ai loro ragazzi, gli adulti del futuro, i principi del pluralismo, del confronto pacato, del rispetto delle idee altrui.
Il lavoro era stato realizzato all’interno di un gruppo classe a conclusione di un approfondimento relativo al tema della Shoah e in occasione del Giorno della Memoria. Non nutriva ambizioni di ascendere alla ribalta della cronaca, come casualmente avvenuto, tanto meno di essere strumentalizzato dalle parti politiche, come purtroppo è stato, per giunta a totale insaputa della docente stessa.
Se l’esito della vicenda è la lezione che proviene dalle sfere decisionali di un mondo, quello della scuola, da sempre riconosciuto come il luogo del dialogo aperto e costruttivo e negli ultimi anni più che mai incline alla “valorizzazione del pensiero divergente” di cui riempiamo le pagine delle nostre programmazioni, forse si profilano davvero tempi bui.

i.i.