Quando non c’erano i cellulari

Non vi viene la curiosità di sapere qualcosa dei ragazzi che vivevano negli anni in cui il cellulare era solo un apparecchio sperimentale (tra l’altro del peso di qualche chilo), del quale i più non sospettavano neppure l’esistenza?
Quei giovani erano dei sopravvissuti. Sopravvissuti a un’infanzia trascorsa tra balocchi di legno trattati immancabilmente con vernici al piombo e giocattoli costruiti con plastiche che certamente non erano atossiche. E ce l’avevano fatta nonostante le confezioni di medicinali e di altre sostanze letali fossero rigidamente sprovviste di chiusure di sicurezza.
E vogliamo ricordare come viaggiavano? In automobili che erano scatole di latta senza airbag, cinture di sicurezza e tantomeno seggiolini, seduti in braccio a mamma sul sedile anteriore oppure sul divano posteriore, rotolando a ogni curva. Se poi si addormentavano, alla prima frenata si risvegliavano sul pavimento, appositamente conformato per riempirli di lividi.
Non paghi della fortuna che avevano avuto, una volta adolescenti facevano carte false per avere il motorino, ma al massimo si trattava di un “Ciao” o di una “Vespa”, al cui confronto lo “Zip” di oggi sembra un’astronave. Ci andavano ovviamente in due, per giunta senza casco (il casco, questo sconosciuto, ce l’aveva un motociclista su un milione), anche sul ciao, la cui sella ospitava a malapena un sedere.
Giocavano a pallone e quando facevano le squadre il più scarso era di norma alternativo al diritto al calcio d’inizio, senza che questo comportasse effetti sulla sua autostima e sedute di psicoanalisi oppure l’intervento dei genitori. E un infortunio qualsiasi non implicava il ricorso automatico al pronto soccorso o la denuncia alle autorità: molto spesso si riceveva pure uno scappellotto per essere stati incauti.
Ciondolavano lungo il corso e i viali e si trovavano lì, anche senza WhatsApp (telefonare da un apparecchio pubblico poteva rivelarsi un’impresa titanica). E gli amori nascevano in quei luoghi, non in chat.
I vostri genitori, i vostri insegnanti e anche i vostri nonni sono vissuti così: il suggerimento che ho per voi è di non sottovalutarli, perché, a conoscere queste schegge del loro passato, possono essere definiti … immortali! … Come i supereroi.

Piero Rosato (ex studente del liceo – 5/A – 1979-1980)